Città del Vaticano, 28 marzo 2021 - Papa Francesco ha celebrato nella Basilica di San Pietro la Messa della Domenica delle Palme, che ha aperto la Settimana Santa. Dopo la benedizione dei rami di ulivi e la processione, la messa è iniziata. Papa Francesco era all'Altare della Cattedra, con i concelebranti monsignor Stefanetti e monsignor Boiardi. Presenti una trentina i cardinali e un centinaio di fedeli: in ogni panca dei ramoscelli di ulivo. A fine messa, prima dell'Angelus, il Pontefice ha ricordato il difficile momento: "L'anno scorso eravamo più scioccati, quest'anno siamo più provati. E la crisi economica è diventata pesante". Poi ha pregato anche per le vittime dell'attentato kamikaze di oggi in Indonesia

L'omelia

Ammirare Gesù non basta. Occorre "lasciarsi mettere in discussione da Lui", bisogna lasciarsi stupire e "passare dall'ammirazione allo stupore", ha sottolineato Papa Francesco durante l'omelia. "Lo stupore è diverso dall'ammirazione", ha precisato il Pontefice. "L'ammirazione può essere mondana, perchè ricerca i propri gusti e le proprie attese; lo stupore, invece, rimane aperto all'altro, alla sua novità. Anche oggi tanti ammirano Gesù: ha parlato bene, ha amato e perdonato, il suo esempio ha cambiato la storia... Lo ammirano, ma la loro vita non cambia". 

"Che cosa maggiormente stupisce del Signore e della sua Pasqua? Il fatto che Lui giunge alla gloria per la via dell'umiliazione. Egli trionfa accogliendo il dolore e la morte, che noi, succubi dell'ammirazione e del successo, eviteremmo". 

Il Pontefice ha sottolineato cosa stupisce: "Vedere l'Onnipotente ridotto a niente. Vedere Lui, la Parola che sa tutto, ammaestrarci in silenzio sulla cattedra della croce. Vedere il re dei re che ha per trono un patibolo. Vedere il Dio dell'universo spoglio di tutto. Vederlo coronato di spine anzichè di gloria. Vedere Lui, la bontà in persona, che viene insultato e calpestato".

L'amore di Gesù "si avvicina alle nostre fragilità, arriva lì dove noi ci vergogniamo di più. E ora sappiamo di non essere soli: Dio è con noi in ogni ferita, in ogni paura: nessun male, nessun peccato ha l'ultima parola. Dio vince, ma la palma della vittoria passa per il legno della croce. Perciò le palme e la croce stanno insieme". 

Il Pontefice ha precisato che tutto ciò "lo ha fatto per noi, per toccare fino in fondo la nostra realtà umana, per attraversare tutta la nostra esistenza, tutto il nostro male. Per avvicinarsi a noi e non lasciarci soli nel dolore e nella morte. Per recuperarci, per salvarci. Gesù sale sulla croce per scendere nella nostra sofferenza. Prova i nostri stati d'animo peggiori: il fallimento, il rifiuto di tutti, il tradimento di chi gli vuole bene e persino l'abbandono di Dio. Sperimenta nella sua carne le nostre contraddizioni più laceranti, e così le redime, le trasforma". 

Poi l'invito del Papa: "Chiediamo la grazia dello stupore. La vita cristiana, senza stupore, diventa grigiore". "Come si può testimoniare la gioia di aver incontrato Gesù, se non ci lasciamo stupire ogni giorno dal suo amore sorprendente, che ci perdona e ci fa ricominciare? Se la fede - ha sottolineato Bergoglio - perde lo stupore diventa sorda: non sente più la meraviglia della Grazia, non sente più il gusto del Pane di vita e della Parola, non percepisce più la bellezza dei fratelli e il dono del creato". E a braccio ha aggiunto: "E non ha altra vita che nel rifugiarsi nei clericalismi" e tutte le cose che Gesù condanna.

"In questa Settimana Santa, alziamo lo sguardo alla croce per ricevere la grazia dello stupore", "occorre ripartire dallo stupore" e lasciare perdere l'"ammirazione mondana". "San Francesco d'Assisi, guardando il Crocifisso, si meravigliava che i suoi frati non piangessero. E noi, riusciamo ancora a lasciarci commuovere dall'amore di Dio? Perchè non sappiamo più stupirci davanti a Lui? Forse perchè la nostra fede è stata logorata dall'abitudine. Forse perchè restiamo chiusi nei nostri rimpianti e ci lasciamo paralizzare dalle nostre insoddisfazioni. Forse perchè abbiamo perso la fiducia in tutto e ci crediamo persino sbagliati. Ma dietro questi 'forse' c'è il fatto che non siamo aperti al dono dello Spirito, che è Colui che ci dà la grazia dello stupore".

"Nel Crocifisso vediamo Dio umiliato, l'Onnipotente ridotto a uno scarto. E con la grazia dello stupore capiamo che accogliendo chi è scartato, avvicinando chi è umiliato dalla vita, amiamo Gesù: perchè Lui è lì, negli ultimi, nei rifiutati". C

"Sotto la croce non si può più fraintendere: Dio si è svelato e regna solo con la forza disarmata e disarmante dell'amore. Il Pontefice ha concluso: "Oggi Dio stupisce ancora la nostra mente e il nostro cuore. Lasciamo che questo stupore ci pervada, guardiamo il Crocifisso e diciamo anche noi: 'Tu sei davvero il Figlio di Dio. Tu sei il mio Dio'". 

Dopo la messa, l'Angelus

Papa Francesco, prima di introdurre l'Angelus, ha ricordato: "Siamo entrati nella Settimana Santa. Per la seconda volta la viviamo nel contesto della pandemia. L'anno scorso eravamo più scioccati, quest'anno siamo più provati. E la crisi economica è diventata pesante". 

In questa situazione "storica e sociale, Dio cosa fa? Prende la croce. Gesù prende la croce, cioè si fa carico del male che tale realtà comporta, male fisico, psicologico e soprattutto male spirituale, perchè il Maligno approfitta delle crisi per seminare sfiducia, disperazione e zizzania".

"E noi? Che cosa dobbiamo fare?" ha aggiunto Bergoglio: "Ce lo mostra la Vergine Maria, la Madre di Gesù che è anche la sua prima discepola. Lei ha seguito il suo Figlio. Ha preso su di sè la propria parte di sofferenza, di buio, di smarrimento e ha percorso la strada della passione custodendo accesa nel cuore la lampada della fede. Con la grazia di Dio, anche noi possiamo fare questo cammino". 

Il Papa ha poi invitato a pregare per le vittime dell'attentato di questa mattina davanti a una cattedrale cattolica in Indonesia. "Preghiamo per tutte le vittime della violenza, in particolare per quelle dell'attentato avvenuto questa mattina in Indonesia, davanti alla Cattedrale di Makassar".