Roberto Giardina Settembre fatidico per l’Europa. Tutto sta per cambiare, o dovrebbe. Una fine estate tra speranze e incertezze. Usciremo dalla pandemia, o ci troveremo di nuovo in clausura, a causa delle vacanze imprudenti? Potrebbero arrivare i fuggiaschi dall’Afghanistan, siamo solidali, ma pochi vogliono accoglierli, nel timore che si ripeta l’esodo del 2015,...

Roberto

Giardina

Settembre fatidico per l’Europa. Tutto sta per cambiare, o dovrebbe. Una fine estate tra speranze e incertezze. Usciremo dalla pandemia, o ci troveremo di nuovo in clausura, a causa delle vacanze imprudenti? Potrebbero arrivare i fuggiaschi dall’Afghanistan, siamo solidali, ma pochi vogliono accoglierli, nel timore che si ripeta l’esodo del 2015, sempre in settembre. Dopo l’umiliante finale a Kabul, Joe Biden rinuncia al ruolo di poliziotto del mondo. Chissà, ma gli europei dovrebbero cominciare a badare a se stessi, senza contare sull’amico americano. Quali rapporti avere con Putin, e con Erdogan? Oggi Mario Draghi incontra Macron a Marsiglia per parlare di quel che sta per accadere, anche in vista delle elezioni in Germania.

Finisce l’era Merkel e non si sa chi ne prenderà il posto. Non era mai avvenuto, che non fosse possibile azzardare una previsione a pochi giorni dal voto, il 26 settembre. Ci sarà un vuoto di potere, per il nuovo governo bisognerà attendere Natale, forse gennaio. È una corsa a tre, anche questa una novità assoluta, tra il cristianodemocratico Armin Laschet, il socialdemocratico Olaf Schold, e la verde Annalena Baerbock. I primi due sono divisi da pochi punti, 23 Olaf, 20 Armin, ma il margine di errore è del tre. Probabile che sara un finale deciso da poche migliaia di voti. Frau Annalena, sicura vincitrice a Pasqua, è terza con il 18, ma in una futura coalizione potrebbe essere lei il ministro degli Esteri. Ma non ha esperienza. Draghi ha nuovi rapporti sia con Laschet che con Scholz, e conosce bene la squadra tedesca in Europa, commissari e funzionari di grande esperienza, e gioca d’anticipo insieme con Macron. Ma il presidente francese è indebolito. Se si votasse oggi, non verrebbe rieletto. L’asse Parigi-Berlino non scompare, ma scricchiola, e l’Italia di Draghi torna a essere ascoltata.