Rudy Guede è ormai un uomo libero. Lo sarà formalmente da lunedì quando diventerà ufficiale l’affidamento ai servizi sociali, disposto dal Tribunale di sorveglianza di Viterbo. Continuerà a lavorare alla Caritas durante la settimana e il weekend sanificherà la chiesa dopo la messa. Ma soprattutto non dovrà più tornare in cella. A tredici anni dal delitto di Meredith Kercher e a cinque dall’assoluzione tombale in Cassazione per Amanda e Raffaele, l’unico condannato per l’omicidio e la violenza sessuale commessa ai danni della studentessa inglese, ha pagato il suo debito con la giustizia. Il fine pena di Rudy...

Rudy Guede è ormai un uomo libero. Lo sarà formalmente da lunedì quando diventerà ufficiale l’affidamento ai servizi sociali, disposto dal Tribunale di sorveglianza di Viterbo. Continuerà a lavorare alla Caritas durante la settimana e il weekend sanificherà la chiesa dopo la messa. Ma soprattutto non dovrà più tornare in cella.

A tredici anni dal delitto di Meredith Kercher e a cinque dall’assoluzione tombale in Cassazione per Amanda e Raffaele, l’unico condannato per l’omicidio e la violenza sessuale commessa ai danni della studentessa inglese, ha pagato il suo debito con la giustizia.

Il fine pena di Rudy sarebbe stato nel 2021 ma il giovane ivoriano, condannato a 16 anni di reclusione, ha ottenuto di scontare l’ultimo periodo in affidamento in prova dopo aver già usufruito dei permessi premio e della sorveglianza speciale. Dormiva al Mammagialla di Viterbo ma lavorava all’esterno.

L’emergenza Covid aveva di fatto anticipato la libertà: a Guede, come ad altri detenuti, era già stato concesso di non far rientro in cella per evitare il rischio di contagio dietro le sbarre.

Nell’accogliere la richiesta di affidamento ai servizi sociali, il tribunale ha tenuto in considerazione il percorso rieducativo svolto da Guede, oggi 34enne e il periodo di carcerazione svolto, con tutti gli sconti concessi dalla legge.

Una storia, quella del cestista ivoriano dal passato difficile, che inizia con la fuga in Germania, subito dopo l’omicidio di via della Pergola per arrivare, tredici anni dopo, al giovane uomo laureato in Scienze storiche con 110 e lode, e impegnato nel lavoro. Prima al Centro di formazione per gli studi criminologici, ora con un impiego alla mensa della Caritas.

"Un percorso più che decennale privo di qualsiasi macchia", sottolinea l’avvocato Fabrizio Ballarini che ha assistito Guede in quest’ultimo tragitto verso la libertà. "I giudici hanno riconosciuto che il reinserimento sociale di Rudy è arrivato ad un grado importante – spiega il legale – . Siamo soddisfatti e il merito di questo traguardo deve essere riconosciuto sicuramente a lui ma anche alle strutture dell’istituto di detenzione, senza di loro non sarebbe stato possibile. Quando gliel’ho comunicato Rudy era ovviamente contento".

"Se starà alla larga dai guai", chiosa il penalista "Rudy in carcere potrebbe non doverci tornare più".

Adesso le sue giornate saranno scandite dal lavoro alla mensa della Caritas la mattina e nel primo pomeriggio e nella sanificazione della chiesa, nel weekend. Il Tribunale ha chiesto di integrare i pomeriggi con una qualche attività di volontariato, ancora da definire.

Resta l’enigma di quella maledetta notte del primo novembre 2007 che Rudy non ha mai sciolto. C’era il suo Dna sul corpo di Mez e nella casa dei misteri: arrestato in Germania ha sempre sostenuto di non averla uccisa senza (quasi) mai accusare direttamente la Knox e Sollecito. Li ha tirati in ballo, sostenendo di non sapere cosa accadde.

E mentre sull’omicidio di Perugia si chiude un capitolo importante, resta l’amaro in bocca per il lungo ed estenuante calvario giudiziario.

Erika Pontini