Il verdetto della corte di appello (Ansa)
Il verdetto della corte di appello (Ansa)

Perugia, 28 marzo 2015  - L'assoluzione definitiva in Cassazione "per non aver commesso il fatto" per Amanda Knox e Raffaele Sollecito è arrivata al termine di sette anni e sei mesi di indagini, arresti, perizie, verdetti ribaltati. Dalle udienze affollate in Corte di Assise a Perugia, nel cuore medievale di una città sotto i riflettori del mondo, al bunker della Cassazione. 

In mezzo, le magliette e i cambi di look di Amanda - in carcere come Raffaele - a scandire il ritmo delle udienze del primo grado fissate al sabato mattina mentre procedeva parallelo il processo con rito abbreviato a Rudy Guede. Le condanne della Corte di Assise, poi l'assoluzione di entrambi gli imputati in appello nella notte perugina bagnate dalle lacrime della Knox subito rientrata negli Stati Uniti. Nel 2013 l'annullamento della Cassazione e - come in un gioco dell'oca - un nuovo processo di merito, davanti alla Corte di Assise di Appello a Firenze. Dove, nell'aula del modernissimo palazzo di Giustizia cittadino, a comparire accompagnato dal padre sarà solo più Sollecito. 

Fino alle nuove condanne dello scorso anno e a Roma, all'aula magna della Cassazione dove è arrivata l'assoluzione definitiva. È un lunga e complessa vicenda giudiziaria quella innescata la mattina del 2 novembre 2007 dal ritrovamento del cadavere di Meredith Kercher nella casa di via della Pergola a Perugia. Per l'omicidio della ventiduenne ragazza inglese, avvenuto la sera prima, il 6 novembre finiscono in carcere Amanda Knox, studentessa ventenne americana di Seattle, Raffaele Sollecito, ventiquattrenne laureando in ingegneria fidanzato da due settimana con lei, e Patrick Lumumba, musicista e gestore del pub in cui lavora Amanda. Contro Lumumba ci sono le dichiarazioni a verbale di Amanda, ma l'uomo dice che quella sera è rimasto nel suo locale e la circostanza viene confermata da un professore universitario. Il 20 novembre verrà scarcerato. 

Nello stesso giorno, in Germania, viene arrestato l'ivoriano Rudy Guede che il 6 dicembre sarà trasferito in Italia. Passa quasi un anno, si arriva al 18 ottobre 2008: il gup di Perugia, accoglie la richiesta dei pm Giuliano Mignini e Manuela Comodi e rinvia a giudizio Amanda e Raffaele per omicidio volontario aggravato dai futili motivi. Rudy Guede, che ha scelto il rito abbreviato, è condannato a 30 anni per concorso in omicidio. Il processo a Knox e Sollecito inizia il 18 gennaio 2009 davanti alla Corte di Assise di Perugia. 

Il 5 dicembre dello stesso anno i giudici, escludendo le aggravanti, condannano in primo grado Amanda a 26 anni di carcere e Raffaele a 25. La corte d`Assise d'Appello perugina, a fine mese, riduce invece da 30 a 16 anni la pena inflitta a Guede con la concessione delle attenuanti generiche. La pena diventerà definitiva in Cassazione. Il 24 novembre 2010 si apre invece il processo d`appello per Amanda e Raffaele. Il 4 ottobre 2011, per i due imputati arriva l'assoluzione "per non avere commesso il fatto". La Corte d'Assise d'Appello di Perugia dispone la scarcerazione immediata. Fondamentale la nuova perizia, chiesta dalle difese e accordata dai giudici, sul Dna trovato sul gancetto del reggiseno di Meredith e attribuito a Sollecito e sulla presunta arma del delitto che smonta l'attendibilità degli accertamenti svolti. 

Il 26 marzo 2013 però la Cassazione annulla con rinvio le assoluzioni. Il processo di rinvio non può tornare a Perugia, per competenza si terrà davanti alla Corte d'Assise d'Appello di Firenze. La Suprema Corte conferma e rende definitiva anche la condanna a tre anni nei confronti della Knox per la calunnia nei confronti di Lumumba. Tre anni che l'americana di Seattle ha già scontato con la custodia cautelare nel carcere di Capanne a Perugia.

Si arriva così al 26 novembre 2013: il procuratore generale Alessandro Crini, dopo una durissima requisitoria, chiede 30 anni per la Knox e 26 per Sollecito. Il verdetto arriva il 29 aprile: la corte condanna a 28 anni e sei mesi Amanda e a 25 Raffaele. Per lui viene anche disposto il divieto di espatrio. Si torna nuovamente a Roma, davanti alla quinta sezione della Suprema Corte il procuratore generale della Cassazione Mario Pinelli al termine della sua requisitoria chiede la conferma delle condanne, con una riduzione di tre mesi per ciascuno per la prescrizione di un reato minore. Ieri sera, poco dopo le 22.30, la sentenza finale con l'assoluzione definitiva per Amanda e Raffaele.