13 mag 2022

Mercante di Banksy e di droga Nei guai anche Genovese

Milano, sgominata la banda che riciclava i soldi del narcotraffico in opere d’arte. Tra gli indagati l’ex imprenditore: gli stupefacenti nell’attico delle violenze

anna giorgi
Cronaca
L’imprenditore Alberto Genovese, 43 anni, è in carcere accusato di violenza sessuale
L’imprenditore Alberto Genovese, 43 anni, è in carcere accusato di violenza sessuale
L’imprenditore Alberto Genovese, 43 anni, è in carcere accusato di violenza sessuale

di Anna Giorgi

e Nicola Palma

Ore 10.53 del 12 novembre 2019: il corriere dei narcos Massimo Falzarano imposta il navigatore con le coordinate ’Milano, piazza Santa Maria Beltrade 1, citofono 3’. Il suo capo gli ha detto di presentarsi a mezzogiorno per consegnare 100 grammi di droga (non si sa se ketamina o cocaina) a un cliente che abita lì. Chi? Il quarantaquattrenne Alberto Maria Genovese, che poco meno di un anno dopo, il 6 novembre 2020, verrà arrestato proprio in quell’attico – ribattezzato ’Terrazza Sentimento’ – con l’accusa di aver violentato una diciottenne durante una festa a base di coca rosa e ketamina. C’è anche il nome dell’ex imprenditore del web tra gli indagati dell’inchiesta dei pm della Dda di Milano, Alessandra Dolci, Silvia Bonardi e Cecilia Vassena, su un’associazione a delinquere che trafficava decine di chili di droga sull’asse Sudamerica-Olanda-Italia.

Al vertice dell’organizzazione, stando agli accertamenti investigativi della Squadra mobile, c’era Andrea Deiana (ancora ricercato), che, dietro la faccia pulita dell’appassionato d’arte moderna con galleria in pieno centro ad Amsterdam (sequestrata ieri), nascondeva quella di broker degli stupefacenti di primissimo livello, in affari con personaggi del calibro di Raffaele Imperiale alias ’il boss dei Van Gogh’ (estradato il 27 marzo scorso da Dubai) e Vincenzo Amato (latitante legato al clan Coluccia di Galatina). Per mesi, i segugi della Narcotici, coordinati dal dirigente Marco Calì e dal funzionario Domenico Balsamo, sono stati dietro a quel soprannome sulle chat criptate – ’Banksy’, in omaggio allo street artist più celebre al mondo – cercando di capire chi ci fosse dietro i luogotenenti Manuel Zucca e Angelo Di Monte, che a loro volta mascheravano le attività illecite con il ruolo di co-titolari del ristorante di pesce Monkfish a Peschiera Borromeo. La svolta è arrivata il 6 luglio di due anni fa, quando Zucca ha pronunciato quel cognome a voce bassa: "Hai capito, Deiana". Da lì i poliziotti sono risaliti al quarantunenne di Terracina e a un’intervista rilasciata nel 2018 sull’apertura della Art 3035 Gallery: "Tra gli artisti della loro collezione – si legge – ci sono anche Basquiat e Banksy". In realtà, quello spazio espositivo non era altro che un modo per riciclare il denaro sporco: "Si puliscono soldi senza pagare spese, anzi guadagnando", il segreto svelato da Deiana ad Amato.

Come? Vendendo opere a due società di logistica costituite nel 2019 all’unico scopo di fingere di acquistare opere, scarpe, tele e poster della galleria. In questo modo, gli introiti della droga venivano rimessi in circolo nell’economia legale, consentendo a Deiana di riciclarli senza destare particolari sospetti. Nell’agosto 2020, il broker ha accompagnato la moglie a partorire. E in quei giorni, tra le mazzette di banconote nascoste nella cassaforte della stanza d’ospedale e gli scocciati commenti della moglie per il troppo tempo passato a chattare ("Stai esagerando"), gli agenti hanno capito di avere davanti il Banksy delle chat.

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