La variante brasiliana del Covid 19 arriva anche in Abruzzo. Si tratta di tre casi, accertati dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise "G. Caporale". La famiglia – composta da un uomo italiano, dalla moglie brasiliana e dai loro due figli – è rientrata nei giorni scorsi dal Brasile a Poggio Picenze (L’Aquila) ed è stata sottoposta a tampone molecolare una volta rientrata dall’estero. Il 18 gennaio il test ha dato esito positivo per la coppia e uno dei due bambini. Al momento i tre, filtra dalla task force della Regione Abruzzo, sono a casa, con sintomi lievi. Per rientrare in Italia hanno preso prima due voli, uno per...

La variante brasiliana del Covid 19 arriva anche in Abruzzo. Si tratta di tre casi, accertati dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise "G. Caporale". La famiglia – composta da un uomo italiano, dalla moglie brasiliana e dai loro due figli – è rientrata nei giorni scorsi dal Brasile a Poggio Picenze (L’Aquila) ed è stata sottoposta a tampone molecolare una volta rientrata dall’estero. Il 18 gennaio il test ha dato esito positivo per la coppia e uno dei due bambini. Al momento i tre, filtra dalla task force della Regione Abruzzo, sono a casa, con sintomi lievi. Per rientrare in Italia hanno preso prima due voli, uno per Lisbona e l’altro per Roma Fiumicino, e poi un autobus dalla capitale a L’Aquila, e in questo modo hanno avuto molti contatti, che sono stati tracciati e sono state identificate una settantina di persone, messe in quarantena. I casi abruzzesi si vanno ad aggiungere al primo caso registrato a Malpensa del paziente ricoverato a Varese e alle decine di casi di variante inglese segnalate negli ultimi giorni in diverse Regioni. A preoccupare non è solo la loro eventuale capacità di eludere i vaccini anti-Covid – esclusa per la variante inglese, ma non ancora per le altre – ma anche quella di sfuggire agli anticorpi monoclonali che si stanno affacciando sul mercato.

Il rischio, infatti, è che vengano deluse le attese generate dai risultati promettenti ottenuti finora nelle sperimentazioni, come quelli annunciati dall’azienda Eli Lilly, che dichiara una riduzione del 70% del rischio di ospedalizzazione e morte nei pazienti Covid ad alto rischio trattati con un cocktail di due gli anticorpi monoclonali.

Intanto i numeri ancora alti dell’epidemia di Covid-19 in Italia potrebbero essere la spia dei primi effetti delle riaperture del 7 gennaio dopo il lockdown di Natale. Il segnale più importante è probabilmente l’aumento dell’indice nazionale di contagio Rt, che dopo essere sceso per due settimane sotto 0.85, nell’ultima settimana sta risalendo a 0.9, osserva il fisico Roberto Battiston, dell’Università di Trento. "Da quattro-cinque giorni – osserva Battiston – stiamo osservando una ripresa di Rt: l’indice è ancora sotto 1, ma sta crescendo ed è importante tenerlo d’occhio, perché se l’indice Rt risale sopra 1 i casi riprenderanno a salire".

I dati del ministero della Salute registrano un aumento dei nuovi casi positivi, atteso dopo i numeri bassi del lunedì che risentono del rallentamento nei test del fine settimana. L’incremento è stato ieri di 10.593 a fronte degli 8.561 del giorno prima. Sempre molto alto e in aumento è anche il numero dei decessi, con 541 in più rispetto al giorno precedente, quando erano stati 420. I casi positivi sono stati segnalati grazie a 257.034 test, fra tamponi molecolari e antigenici rapidi, contro i 143.116 del giorno prima. Di conseguenza il tasso di positività è calato dell’1,9%, passando in 24 ore dal 5,98% al 4,1%. Continuano a diminuire anche i ricoveri nelle unità di terapia intensiva, che in 24 ore sono stati 49 in meno nel saldo tra entrate e uscite; i nuovi ingressi sono stati 162 e il totale dei ricoverati in terapia intensiva è di 2.372. In calo anche i ricoverati nei reparti Covid, con 69 unità in meno, per un totale di 21.355 pazienti.

Alessandro Farruggia