Un vaccino (repertorio Ansa)
Un vaccino (repertorio Ansa)

Roma, 28 dicembre 2016 - La meningite torna a fare paura, dopo i numerosi casi di quest'anno e l'ultimo allarme (rivelatosi poi non contagioso) legato alla morte della maestra di una scuola di Roma. Ma cos'è esattamente questa malattia, e quali sono i sintomi e quali le cure?

COS'E' - La meningite è una grave infiammazione delle meningi, le membrane che rivestono il cervello. La malattia causa gravi sintomi neurologici, che possono portare alla morte o a postumi gravi come sordità, ritardo mentale, paralisi motorie, epilessia; può essere provocata sia da batteri sia da virus: quella più pericolosa è quella batterica, che si deve soprattutto a tre germi, l'emofilo tipo B, il pneumococco e il meningococco. Nel caso romano, per cui è cessata subito cessata la profilassi, si trattava del batterio escherichia coli, non contagioso per trasmissione diretta. Le forme di meningite dovute a virus sono invece, generalmente, benigne. La meningite batterica è più grave se colpisce i bambini: nel loro caso infatti, i danni permanenti a livello neurologico si verificano nel 30-35% dei casi, mentre la morte sopraggiunge nel 5-10% dei casi. Sono però proprio i più piccoli, assieme ai giovani under25, le età più a rischio contagio, a causa delle maggiori situazioni di socializzazione.

COME SI TRASMETTE - La meningite si trasmette da persona a persona, attraverso le secrezioni respiratorie, dato che i batteri albergano nelle vie respiratorie (naso e gola). Quindi sono a rischio saliva, starnuti, baci, ma anche scambio di posate e condivisione di alimenti. Su chi si ammala, una persona su 10 muore e 3 riportano conseguenze permanenti. Solo nello 0,5% dei casi però la malattia è trasmessa da persone effettivamente malate; quasi sempre è trasmessa da portatori sani, senza sintomi. Esistono 13 diversi sierogruppi di meningococco, ma solo sei causano la meningite o altre malattie gravi: si tratta dei ceppi  A, B, C, Y e W135 e, molto più raramente e in Africa, X. La contagiosità è comunque bassa, e i casi secondari sono rari, anche perché i batteri vivono circa un paio di miniuti  fuori dall'organismo. E' prassi però sorvegliare per 10 giorni chi ha avuto contatti con la persona malata, così da diagnosticare e trattare rapidamente eventuali casi di contagio. Il periodo di incubazione è in media 3-4 giorni, ma può variare da 2 fino a 10 giorni: in questo periodo si può fare la profilassi, cioè una terapia antibiotica specifica. 

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I SINTOMI - I sintomi della meningite sono indipendenti dal germe che causa la malattia e spesso sono difficili da riconoscere, dato che inizialmente somigliano a quelli di una normale influenza. Quelli più tipici sono: irrigidimento della parte posteriore del collo; febbre alta; mal di testa; vomito o nausea; alterazione del livello di coscienza; convulsioni, macchie sul corpo. I sintomi più gravi però si scatenano solitamente circa 20 ore dopo l'inizio dei primi malesseri. Sebbene nei neonati  alcuni di questi sintomi non siano evidenti, la meningite si può riconoscere da segni come febbre, convulsioni, pianto continuo, irritabilità, sonnolenza e scarso appetito. 

I VACCINI - Evitare la meningite è possibile grazie ai vaccini (da ripetere però periodicamente), e, in caso di emergenza, si può combattere con antibiotici. Esistono attualmente vaccini polisaccaridici contro i sierogruppi A, C, Y e W 135 (che però forniscono una protezione di breve durata e soltanto a chi ha più di 2 anni), poi il vaccino coniugato contro il sierogruppo C (usato attualmente nei calendari vaccinali in Italia) e il vaccino coniugato contro i sierogruppi A, C, Y e W 135. Nel 2014 è stato introdotto anche un vaccino per prevenire le forme invasive da meningococco di sierogruppo B.  In caso di focolai epidemici da meningococco C, le attuali raccomandazioni internazionali indicano di intervenire con vaccinazioni su larga scala nell'area interessata, quando l'incidenza è superiore a 10 casi per 100mila abitanti nell'arco di tre mesi.

LE CONSEGUENZE - La malattia non è frequente e non molto contagiosa, ma è estremamente aggressiva: nel 10% dei casi  è rapida e acuta e porta al decesso in poche ore. Si guarisce completamente nel 50-60% dei casi, mentre il 30% sopravvive con conseguenze gravi, che possono per esempio richiedere l'installazione di protesi acustiche o degli arti; si possono inoltre riportare cicatrici e problemi alla vista.