Mercoledì 29 Maggio 2024
ANTONELLA COPPARI
Cronaca

Meloni frena i ministri di punta Il timore di alimentare tensioni

Piantedosi in tv: "Il livello politico della mafia è storia passata". Palazzo Chigi minimizza: "Frainteso"

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di Antonella Coppari

La sua popolarità è ancora alle stelle. Ma qualche scricchiolio c’è, magari flebile però inequivocabile. E il futuro, tra il rialzo dei tassi e la sospensione degli acquisti di titoli di Stato in Europa non si prefigura roseo. Giorgia Meloni capisce che deve correre ai ripari per tempo, prima che i segnali diventino pericolosi. Insomma: per la riforma della giustizia vagheggiata dal ministro Nordio non è un momento ideale. Non che la flessione dei consensi derivi da questo, ma certo all’indomani di un arresto eccellentissimo dovuto in buona misura alle intercettazioni, non è il caso di rendersi bersaglio di una campagna mediatica come troppo morbida con i boss. "Non accettiamo lezioni – dicono a Palazzo Chigi – FdI sulla mafia è sempre stata chiara: ripristinando l’ergastolo ostativo e rendendo di nuovo perseguibile d’ufficio un reato agevolato dalla condizione mafiosa abbiamo dimostrato che non scherziamo". Ecco perché le parole che più hanno agitato la premier – che gli intimi raccontano essere provata dai ritmi del nuovo lavoro – uscite da uomini di punta della sua squadra hanno a che fare con la giustizia.

Il passaggio del Guardasigilli giovedì sul Parlamento che "non deve essere supino e acquiescente alle posizioni dei pm" un po’ l’ha spaventata, ma forse ancora di più l’ha turbata ciò che ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, l’altra sera in tv a proposito della mafia nella politica attuale: "Credo che questa sia una storia più del passato, e lo dico con considerazioni trasversali a qualsiasi forza politica". D’altra parte, non si può neanche ingranare la retromarcia. Perché è vero che il ministro ha promesso un giro di vite, ma in concreto ha fatto l’opposto: con il decreto rave ha introdotto un nuovo reato per il quale si possono fare le intercettazioni. Però, l’intervento sulle intercettazioni è un impegno che una parte della maggioranza, quella che veste d’azzurro, magari minoritaria ma certo non trascurabile, insiste perché diventi ’un fatto’. "Il problema è l’uso distorto e strumentale che se n’è fatto – riassume Pietro Pittalis, vicepresidente di FI della commissione giustizia della Camera – spesso sono servite per cercare il reato, non la prova".

A Chigi sono convinti che bisogna fare quello che serve, ma con il solito miracolo di equilibrismo. "Non depriveremo la magistratura di uno strumento importante come le intercettazioni – puntualizza il sottosegretario alla giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove (FdI) –. Per essere chiari: non le toglieremo per mafia e terrorismo, né per la corruzione, la concussione, il peculato e anticipo a chi ora ci critica che non le toglieremo per lo spaccio". Insomma: le maglie si stringeranno, ma poco poco. Tanto da poter dichiarare che qualcosa si è fatto senza prestare il fianco ad accuse o colpi contundenti. Il modello sperimentato con la legge di bilancio: ricca di ’indicazioni’, povera di sostanza.

Su un punto però la maggioranza ritiene di poter procedere senza particolare rischi di immagine: la divulgazione di conversazioni intercettate che non hanno rilevanza penale. "Tutto ciò che non ha rilevanza nel procedimento – continua Delmastro Delle Vedove – deve essere secretato, non mandato ai giornali. Ecco cosa noi intendiamo per abuso delle intercettazioni". Sono consapevoli di camminare sulle uova: da un lato va preservato lo strumento, dall’altro il diritto di cronaca, però la stretta ci sarà. Tra le ipotesi allo studio sanzioni civili per la pubblicazioni di intercettazioni non rilevanti per l’inchiesta.

E per quanto riguarda Piantedosi? A Chigi minimizzano: "Voleva dire che oramai la mafia inquina più i piani alti dell’Economia che quelli della Politica".