di Elena G. Polidori Un dissenso che esce allo scoperto e che si trasforma, almeno nelle intenzioni, in un tentativo politico concreto di far fuori il ministro della Salute, Roberto Speranza. Criticato da Matteo Salvini, che ne invoca il passo indietro per quell’eccesso di prudenza sul fronte delle riaperture, ieri il ministro di Leu si è trovato dritto nel mirino di Giorgia Meloni. La leader di Fd’I ha infatti annunciato di voler presentare una mozione di sfiducia nei suoi confronti. "Fratelli d’Italia – ha scritto Meloni su Fb – denuncia da tempo l’incompetenza e l’inadeguatezza di Speranza nel...

di Elena G. Polidori

Un dissenso che esce allo scoperto e che si trasforma, almeno nelle intenzioni, in un tentativo politico concreto di far fuori il ministro della Salute, Roberto Speranza. Criticato da Matteo Salvini, che ne invoca il passo indietro per quell’eccesso di prudenza sul fronte delle riaperture, ieri il ministro di Leu si è trovato dritto nel mirino di Giorgia Meloni. La leader di Fd’I ha infatti annunciato di voler presentare una mozione di sfiducia nei suoi confronti.

"Fratelli d’Italia – ha scritto Meloni su Fb – denuncia da tempo l’incompetenza e l’inadeguatezza di Speranza nel ricoprire l’importante e delicato incarico di ministro della Salute, soprattutto in questo momento storico: dalla gestione fallimentare e disastrosa della pandemia alle imprese stremate a causa delle chiusure insensate e continue. Fd’I presenterà una mozione di sfiducia nei suoi confronti e vediamo chi si assumerà la responsabilità di tenerlo ancora al suo posto. Non è più tempo di Speranza, ma di coraggio".

Colpendo Speranza, la Meloni spera di assestare un duro colpo alla maggioranza che sostiene Draghi, ’stanando’ in particolare proprio Salvini che, con cadenza quotidiana, attacca Speranza, ma poi resta al governo con lui. Una contraddizione che Meloni avrebbe intenzione di portare all’evidenza del proprio bacino elettorale. Un gioco fin troppo chiaro, tanto da indurre il leader della Lega a prendere le distanze dal gesto, pur non rinunciando alle sue critiche. "Non è semplice governare con Pd e Speranza ma è necessario – ha commentato ieri il Capitano –. Essere al governo permette di decidere anche come spendere i soldi che riceveremo dall’Europa". L’intenzione della Lega di non votare la mozione è stata, in serata, confermata dal presidente dei deputati leghisti Riccardo Molinari.

"Noi non facciamo un ragionamento sulle persone, non vogliamo la testa di Speranza. Questo è un governo che ha dentro forze politiche diverse dal precedente, vorremmo che cambiassero le politiche del ministro della Salute". Anche Forza Italia si smarca: "Non siamo favorevoli a sfiducie nei confronti del ministro Speranza che si sta impegnando — si è spinto a dire Antonio Tajani —. Quando sarà finita la pandemia valuteremo responsabilità e colpe di politici e scienziati". I numeri sembrano dunque garantire il ministro. Lo spiega Arturo Scotto, compagno di partito di Speranza: "Per presentare una mozione di sfiducia individuale servono molte firme, Meloni si agita solo per fare ammuina". E, in serata, arriva la difesa del segretario Letta: "Speranza penso abbia fatto un ottimo lavoro, sta tenendo duro rispetto a richieste di aperture sconsiderate". In realtà, anche ’Alternativa c’è’, la compagine dei responsabili nata per tentare di salvare il Conte 2, sta raccogliendo le firme per sostenere la mozione, ma al massimo "si arriverebbe a 3035 firme – sostiene un senatore grillino di rango –". Nei giorni scorsi, va ricordato, Speranza è stato difeso pubblicamente da Draghi. "Sono stato io a sceglierlo" aveva ribadito il premier, blindandone di fatto la posizione.