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25 giu 2022

Covid, Crisanti: "Meglio che il virus circoli. In autunno saremo più forti"

Il microbiologo: "Rialzo dei contagi? Nessun allarme"

25 giu 2022
giovanni panettiere
Cronaca
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Andrea Crisanti
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Andrea Crisanti

Professore, l’indice Rt ha superato la soglia di guardia di 1 (1,07), l’incidenza dei contagi è tornata a salire (505 casi su 100mila abitanti) così come i ricoveri ospedalieri: c’è da preoccuparsi?

"Assolutamente no, la situazione era prevedibile da un paio di settimane almeno – risponde Andrea Crisanti, ordinario di Microbiologia all’Università di Padova –. Paradossalmente è meglio che il virus circoli in questa fase, perché ci sono studi accreditati che dimostrano come una persona vaccinata che s’infetta ora sarà più immune durante il periodo dell’anno di maggior rischio, quello compreso fra l’autunno e l’inverno".

Secondo lei a che cosa dobbiamo questo aumento dei casi?

"Direi a due fattori principalmente: da un lato, la circolazione di subvarianti di Omicron, che hanno una maggior contagiosità, come è ormai comprovato da tempo, dall’altro, il fatto che cresce il numero d’italiani che hanno effettuato l’ultima dose da più tempo rispetto alla finestra di protezione sia dall’infezione, sia dalla malattia da Covid-19".

Che cosa si può fare per evitare che la situazione peggiori ulteriormente?

"Ripeto che non c’è bisogno di allarmismi, semmai sarebbe necessario mettere in sicurezza le persone fragili. Purtoppo siamo ancora indietro su questo punto. Sono sempre loro i soggetti più a rischio, quelli che devono limitare al massimo i contatti sociali anche in questo periodo. Serve quantomeno una maggior campagna di sensibilizzazione. Ma in questa fase aggiungo che bisognerebbe anche togliere di mezzo i tamponi fai da te".

Non era lei il fautore della linea dei test di massa?

"Il problema è che questi tamponi antigenici accecano il sistema sanitario, in altri termini non fanno vedere quale sia la reale portata della epidemia. Molte persone positive non si autocertificano e, come se non bastasse, attendono tre-quattro giorni dalla comparsa dei sintomi prima d’iniziare a curarsi. Così, però, finiscono per mettere a rischio la loro salute e per riempire i reparti in ospedale".

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