di Alessandro Belardetti ROMA Negli anni Novanta e Duemila era una caccia al tesoro trovare un rave party. Nel vero senso della parola, perché gli organizzatori di questi eventi illegali realizzavano decine di copie cartacee di mappe segrete che venivano consegnate agli invitati fidati già prenotati. Sopra c’era scritto il percorso da seguire per arrivare al luogo del raduno, nella stragrande maggioranza dei casi in mezzo a un fitto bosco. Durante il tragitto alcuni segnali – un camper blu parcheggiato al distributore dopo il terzo semaforo, una persona che fa l’autostop con un cartello nero... – indicavano che la strada era giusta. Tutto questo per evitare di attirare l’attenzione delle persone sbagliate, ovvero le forze dell’ordine. Ora, con i social network e gli smartphone continuamente in mano (anche da parte degli irriducibili sballati dei rave) sono...

di Alessandro Belardetti

ROMA

Negli anni Novanta e Duemila era una caccia al tesoro trovare un rave party. Nel vero senso della parola, perché gli organizzatori di questi eventi illegali realizzavano decine di copie cartacee di mappe segrete che venivano consegnate agli invitati fidati già prenotati. Sopra c’era scritto il percorso da seguire per arrivare al luogo del raduno, nella stragrande maggioranza dei casi in mezzo a un fitto bosco. Durante il tragitto alcuni segnali – un camper blu parcheggiato al distributore dopo il terzo semaforo, una persona che fa l’autostop con un cartello nero... – indicavano che la strada era giusta. Tutto questo per evitare di attirare l’attenzione delle persone sbagliate, ovvero le forze dell’ordine. Ora, con i social network e gli smartphone continuamente in mano (anche da parte degli irriducibili sballati dei rave) sono arrivate le piattaforme digitali, Telegram e i suoi fratelli, a fare da cartina tornasole per chi va a caccia di droga e musica goa a tutto volume. Ogni anno ne spuntano diverse migliaia, è quasi impossibile censirli, di rave party, ma le zone preferite sono l’Appennino tosco-emiliano, l’alto Lazio e il Salento. Perché? Clima, boschi, grandi città vicine e concentrazione di giovani che amano le feste estreme nella natura.

Risalire, però, all’organizzatore o al clan che gestisce l’evento è sempre molto complicato. Come per i pusher, si tratta di una lunghissima catena attiva che va dal narcotrafficante al consumatore finale. Sui terreni dell’imprenditore Piero Camilli a Valentano, nel Viterbese, è andato in scena la seconda edizione del ‘Teknival space travel’, uno dei rave più estesi per partecipanti (circa 10mila) e per durata (doveva andare avanti fino al 23 agosto, dunque 10 giorni, ma è stato interrotto ‘con le buone’ al sesto) della storia italiana. La regia che ha ideato il party ha origini francesi. Ma perché è stata scelta l’Italia come ombelico del mondo per droghe di ogni genere, musica techno h24 e degrado allo stato puro? L’ipotesi investigativa principale è legata alle legge: la Cassazione, infatti, ha sentenziato che i party abusivi non sono perseguibili. Discorso diverso in Francia. Là, ad esempio, sono stati condannate 4 persone per un rave a Marigny, in Normandia. Altre 11 sono alla sbarra a Tarascon per la festa del 2018 a Saint-Martin-de-Crau, in Provenza. "Non possiamo dimostrare che siano gli organizzatori, ma hanno contribuito alla riuscita dell’evento", ha spiegato in aula il procuratore. E questo è sufficiente per passare dei guai e arrivare a una condanna. In Italia, invece, si rischia meno. La polizia può intervenire per evitare l’inizio della festa, ma agendo a giochi fatti può soltanto trattare, come avvenuto nei giorni scorsi tra Lazio e Toscana. Il questore di Viterbo, Giancarlo Sant’Elia, lo aveva spiegato: "Stiamo trattando con i francesi per chiudere la faccenda nel modo più indolore possibile". Poi, alla fine dei conti, vengono contestati reati minori, in questo particolare periodo per esempio la violazione delle norme anti Covid.

Benché vietati in molti Paesi, in Italia è legale organizzare rave party, né è necessario chiedere prima autorizzazioni al Comune o al questore (lo stabilisce l’articolo 17 della Costituzione). Ma ciò a due condizioni: che non si svolgano, all’interno del raduno, attività illegali (non solo lo spaccio di droga, ma anche il disturbo della quiete pubblica, l’accesso abusivo nei fondi altrui, danni alla proprietà e abbandono di rifiuti) e che non avvengano a fini di lucro. Ovviamente queste attività sono gli ingredienti base che attirano i partecipanti: senza l’illegalità, nessuno andrebbe. La riuscita del rave viene valutata dal numero di persone che si riescono a radunare. I francesi dell’evento di Valentano, che costituiscono quasi un’Internazionale dei rave, sono gli stessi che hanno organizzato il party vicino Pisa un mese fa, a cui hanno partecipato ben 5mila giovani, anche se non sempre è andata bene per loro: la festa di Brescia, ad esempio, è stata un fallimento. Ad Alessandria, invece, quattro giorni fa le forze dell’ordine sono riuscite a bloccare un camion che trasportava amplificatori e un palco da montare: il rave è stato così sventato. Così come sono stati sventati i tentativi in Germania, Belgio e Bretagna, a Redon, dove "la polizia ha caricato quasi subito".