La rapina è avvenuta intorno all’orario di apertura del laboratorio nella zona nord di Milano
La rapina è avvenuta intorno all’orario di apertura del laboratorio nella zona nord di Milano
di Nicola Palma e Marianna Vazzana Un colpo preparato nei minimi dettagli. A cominciare dall’obiettivo: un laboratorio orafo in una via privata di periferia, con ingresso da un cortile interno e non visibile dalla strada perché nascosto da una porta carraia alta tre metri. Così cinque rapinatori sono riusciti ieri mattina a fare irruzione nella sede milanese di Trafilor, azienda specializzata nel trattamento dei metalli preziosi, e a uscirne dopo due ore con oro e palladio per un valore stimato di circa un milione e mezzo di euro. Stando a una prima ricostruzione, il raid va in scena poco prima delle 8. I banditi, due armati di pistola e coi volti coperti da maschere in lattice, attendono nascosti a pochi passi...

di Nicola Palma

e Marianna Vazzana

Un colpo preparato nei minimi dettagli. A cominciare dall’obiettivo: un laboratorio orafo in una via privata di periferia, con ingresso da un cortile interno e non visibile dalla strada perché nascosto da una porta carraia alta tre metri. Così cinque rapinatori sono riusciti ieri mattina a fare irruzione nella sede milanese di Trafilor, azienda specializzata nel trattamento dei metalli preziosi, e a uscirne dopo due ore con oro e palladio per un valore stimato di circa un milione e mezzo di euro. Stando a una prima ricostruzione, il raid va in scena poco prima delle 8. I banditi, due armati di pistola e coi volti coperti da maschere in lattice, attendono nascosti a pochi passi dall’ingresso di via Assab 5, in zona Cimiano, tra via Padova e il parco Lambro; appena arriva l’ultimo dipendente, lo bloccano e lo costringono a entrare con loro. Sia lui che gli altri tre lavoratori dell’azienda fondata all’inizio degli anni ’90 vengono imbavagliati e bloccati con fascette da elettricista.

C’è da aspettare, perché nessuno dei quattro conosce la combinazione della cassaforte. Trascorrono 110 interminabili minuti, finché, alle 9.50, entra la responsabile di 52 anni, l’unica ad avere accesso al forziere, che viene minacciata e costretta a prelevare tutto il materiale all’interno, sia lavorato che semilavorato. Poi la fuga, non si sa ancora se a piedi o su un furgone. I dipendenti di Trafilor riescono in qualche modo a liberarsi e a dare l’allarme al 112: nel giro di pochi minuti, via Assab si popola di diversi equipaggi delle Volanti, anche se per fortuna non ci sono feriti.

Gli ostaggi vengono ascoltati dagli specialisti dell’Antirapine della Squadra mobile, coordinati dal dirigente Marco Calì e dal funzionario Francesco Giustolisi: a qualcuno di loro è parso di capire, dalle inflessioni, che ci fossero sia italiani che stranieri nella banda. Tuttavia, gli investigatori sono cauti, sia perché il ricordo della prima ora potrebbe essere stato falsato dallo choc per il blitz appena concluso (i rapinati verranno risentiti nei prossimi giorni) sia perché i banditi potrebbero aver parlato in un determinato modo proprio per depistare. Al lavoro anche gli esperti della Scientifica, anche se il modo con cui si sono mossi i banditi lascia pensare che si tratti di criminali esperti e attenti a non lasciare impronte. Gli accertamenti investigativi seguiranno lo schema classico che di solito viene adottato in casi del genere. Si parte dalle telecamere: il laboratorio ne è sprovvisto all’interno, mentre all’esterno ce n’è una che dalla cima della carraia punta sul cortile; e poi ci sono gli occhi elettronici all’esterno, che verranno passati pazientemente al setaccio in un raggio di diverse centinaia di metri per provare a rintracciare la via e i mezzi di fuga.

Ovviamente, le ricerche si estenderanno pure ai giorni che hanno preceduto il colpo, perché è quasi certo che i banditi abbiano svolto accurati sopralluoghi. In parallelo, gli investigatori della Mobile analizzeranno le celle telefoniche della zona per mappare i numeri che le hanno agganciate e trovare un eventuale filo conduttore che possa portarli ai cinque membri della banda. Non è la prima volta, di recente, che gang di rapinatori mettono nel mirino laboratori orafi, di solito ubicati in zone meno centrali della città e decisamente più vulnerabili delle gioiellerie del centro: nel marzo scorso, in due, spacciandosi per fattorini, avevano fatto irruzione da Time Lab, laboratorio specializzato nella riparazione di orologi di lusso con sede nel seminterrato di un palazzo della Barona, ed erano spariti con 30 cronografi del valore di 400mila euro.