Paolo Gentiloni, 66 anni, commissario Ue per l’economia, con Ursula von der Leyen, 62 anni, presidente della Commissione Ue
Paolo Gentiloni, 66 anni, commissario Ue per l’economia, con Ursula von der Leyen, 62 anni, presidente della Commissione Ue
Lo scorso marzo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha dichiarato l’epidemia di coronavirus una pandemia mondiale. Oggi, meno di un anno dopo, nell’Unione europea sono stati autorizzati già tre vaccini contro il virus. Altri ne seguiranno. In condizioni normali lo sviluppo di un vaccino richiede circa 10 anni. Questa volta ci sono voluti solo 10 mesi. Il primo vaccino contro la COVID-19 è stato messo a punto in Europa e viene prodotto su larga scala all’interno dell’UE. I nostri accordi preliminari di acquisto prevedono pagamenti anticipati a favore delle società che hanno sviluppato i vaccini. Varianti, l'Iss: ecco quali temere di più e perché Li abbiamo concessi per consentire loro di sviluppare capacità di fabbricazione su vasta scala, ma anche affinché potessero produrre da subito le dosi di vaccino a noi destinate, in modo da potercele consegnare non appena il vaccino fosse stato autorizzato. Abbiamo investito in anticipo 2,7 miliardi di euro, senza contare gli svariati miliardi che l’Europa investe ogni anno per l’ecosistema di ricerca che rende possibili tali successi. Ci aspettiamo dunque che i cittadini europei possano beneficiare di questo investimento europeo. Nel complesso l’Ue ha garantito 2,3 miliardi di dosi di questi vaccini ai suoi cittadini e ai paesi vicini. Era la...

Lo scorso marzo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha dichiarato l’epidemia di coronavirus una pandemia mondiale. Oggi, meno di un anno dopo, nell’Unione europea sono stati autorizzati già tre vaccini contro il virus. Altri ne seguiranno. In condizioni normali lo sviluppo di un vaccino richiede circa 10 anni. Questa volta ci sono voluti solo 10 mesi. Il primo vaccino contro la COVID-19 è stato messo a punto in Europa e viene prodotto su larga scala all’interno dell’UE. I nostri accordi preliminari di acquisto prevedono pagamenti anticipati a favore delle società che hanno sviluppato i vaccini.

Varianti, l'Iss: ecco quali temere di più e perché

Li abbiamo concessi per consentire loro di sviluppare capacità di fabbricazione su vasta scala, ma anche affinché potessero produrre da subito le dosi di vaccino a noi destinate, in modo da potercele consegnare non appena il vaccino fosse stato autorizzato. Abbiamo investito in anticipo 2,7 miliardi di euro, senza contare gli svariati miliardi che l’Europa investe ogni anno per l’ecosistema di ricerca che rende possibili tali successi. Ci aspettiamo dunque che i cittadini europei possano beneficiare di questo investimento europeo. Nel complesso l’Ue ha garantito 2,3 miliardi di dosi di questi vaccini ai suoi cittadini e ai paesi vicini. Era la cosa giusta da fare: restare uniti nella lotta contro il virus, lavorando a livello europeo per contrastare un virus che non conosce confini. Fin dall’inizio abbiamo voluto che ogni Stato membro, piccolo o grande, avesse un accesso equo ai vaccini.

Con questo scopo, la Commissione ha lavorato di concerto con tutti i 27 governi nazionali. Sin dallo scorso giugno abbiamo costituito un comitato direttivo con gli Stati membri, che si riunisce fino a sette volte al mese. Il flusso di informazioni è costante e tutte le decisioni sono prese insieme. Dopo aver esaminato più di 100 aziende che all’epoca stavano effettuando ricerche su un possibile vaccino, abbiamo rapidamente selezionato le sei più promettenti. L’estate scorsa nessuno sapeva chi avrebbe tagliato il traguardo per primo. Oggi lo sappiamo: l’approccio europeo è stato quello giusto. Ora disponiamo di tre vaccini autorizzati e tre società – BioNTechPfizer, Moderna e AstraZeneca – hanno iniziato a fornire vaccini. E non è tutto. Produrre un nuovo vaccino è un compito estremamente complesso e delicato. Ciascuno dei tre produttori arrivati a produrre per primi un vaccino ha dovuto ridurre notevolmente le proprie forniture nella fase iniziale, a causa di problemi nel processo di produzione o della scarsa disponibilità di ingredienti importanti.

Dopo tutto, inoculare un vaccino significa iniettare un principio attivo biologico in una persona sana. La sicurezza e l’efficacia sono quindi sempre state fondamentali. Per tale motivo l’Agenzia europea per i medicinali (Ema) non ha preso scorciatoie nel processo di autorizzazione. Grazie a questa procedura, che richiede dalle tre alle quattro settimane, abbiamo investito in fiducia. Adesso la diffusione dei vaccini è in corso e i cittadini possono essere certi che non abbiamo preso scorciatoie quanto a sicurezza. Nell’Ue abbiamo iniziato le vaccinazioni alla fine di dicembre. Attualmente, dopo cinque settimane, le aziende hanno già fornito circa 20 milioni di dosi di vaccino. In Italia grazie all’azione del ministero della Salute e al coordinamento del Commissario Arcuri sono state somministrate 2.435.489 dosi (dato aggiornato a ieri sera).

Non è ancora abbastanza. Ma non è certo poco. A febbraio i Paesi dell’Ue riceveranno circa 33 milioni di dosi ulteriori e a marzo 55 milioni. Nel secondo trimestre del 2021, secondo stime prudenti, dovrebbero essere consegnate altre 300 milioni di dosi. Vigileremo da vicino e con attenzione su questo processo. Siamo consapevoli del fatto che alcune imprese incontrano problemi nella produzione di massa. Dopo tutto, un simile aumento della produzione non si era mai verificato prima. Di recente un amministratore delegato ci ha riferito che nel 2019 la sua società aveva prodotto 100mila dosi di vaccino. Quest’anno prevedono di produrne un miliardo! Si tratta di un aumento incredibile. Elogiamo questi sforzi.

Ma serve anche trasparenza sulla destinazione di questi vaccini. Ciò vale in particolare quando un’impresa non rispetta quanto promesso all’Unione europea. Per questo motivo abbiamo introdotto un meccanismo di trasparenza e autorizzazione: per avere una visione d’insieme di ciò che è stato esportato e di ciò che verrà esportato. Non abbiamo intenzione di imporre restrizioni alle imprese che adempiono ai loro contratti: abbiamo appena autorizzato due spedizioni in Canada e una nel Regno Unito. Ma se un’impresa ci dice che non è in grado di rispettare gli ordinativi dell’Ue, è giusto che sappiamo che cosa sta consegnando ad altri.

Mentre lottiamo contro il virus, il virus continua a mutare. Siamo preoccupati per le nuove varianti, anche se sappiamo che per ora i nostri vaccini sembrano contrastarle. Avendo però imparato la lezione, vogliamo essere pronti per uno scenario in cui il virus non dovesse più rispondere agli attuali vaccini. Ecco perché alcuni giorni fa abbiamo convocato scienziati e amministratori delegati delle società che producono i vaccini. Abbiamo convenuto di monitorare attentamente l’evoluzione del virus, garantendo che tali dati siano condivisi con le aziende e con l’Ema. Vogliamo lavorare a stretto contatto con gli scienziati e l’industria, per essere pronti a sviluppare, autorizzare e produrre rapidamente vaccini che possano contrastare anche le varianti e, cosa più importante, vogliamo aumentare le capacità di produzione in Europa. Perché i vaccini sono un bene comune e la loro importanza aumenterà nel tempo.

La nostra responsabilità non si esaurisce ai confini dell’Europa. Non terminerà quando la maggior parte degli adulti europei sarà stata vaccinata. Fin dal primo giorno abbiamo quindi chiesto una risposta globale alla pandemia. La Commissione ha organizzato due sessioni di impegno di finanziamento, che hanno raccolto 16 miliardi di euro. Abbiamo inoltre contribuito a istituire lo strumento COVAX per garantire che i paesi ad alto reddito investano nella fornitura di vaccini per i Paesi a basso e medio reddito. L’Unione europea, insieme agli Stati membri, è uno dei maggiori contributori di COVAX con 870 milioni di euro. Questa pandemia rappresenta una prova difficile per l’Europa e il mondo. Siamo uniti in questa lotta e uniti dobbiamo restare, contro il nostro nemico comune, il virus.

*Presidente Commissione Ue

**Commissario Ue per l’economia