"Non possiamo far finta che questo Sanremo sia normale" ammette Max Gazzè. "Abbiamo accettato tutti le condizioni molto rigide, forse anche eccessive, imposte dalla bio sicurezza. Non possiamo uscire neanche per mangiare, dobbiamo consumare i pasti in camera. Più che vivere in una bolla sanitaria ci sentiamo in un acquario, ma è giusto che sia così e che il Festival tuteli tutti nel miglior modo possibile. Un Sanremo che logica avrebbe voluto non si facesse o che fosse spostato più in là, magari a giugno. Pure dentro il van che ci porta e ci riporta dall’Ariston si percepisce l’assenza del movimento, del caos della confusione che caratterizza Sanremo e questo provoca un po’ di malinconia, ma credo che quel palcoscenico possa dimostrare che si può continuare a fare musica, nella viva speranza che possano al più presto riaprire a breve tutte le attività teatrali e musicali in modo da ridare lavoro e dignità ai lavoratori dello spettacolo. E se il Festival può rappresentare un segnale, ben venga, perché questo virus dobbiamo abbatterlo anche con la ‘silviopellicazione’ in camera d’albergo".