Mauro Romano (a destra) a confronto con il magnate arabo Mohammed Al Habtoor
Mauro Romano (a destra) a confronto con il magnate arabo Mohammed Al Habtoor

Racale (Lecce), 18 aprile 2021 - L’ultima immagine: il bimbo che gioca a nascondino, è il pomeriggio del 21 giugno 1977, Mauro Romano ha sei anni ed è felice, affidato ai nonni materni, i genitori sono partiti il 19 per Poggiomarino (Napoli), è morto il nonno paterno. Hanno lasciato a casa i due figlioletti, Toni, il fratello più grande di Mauro, ha 10 anni. Rientrano il 22, scoprono che il piccolo di casa è scomparso dalla sera precedente. Un po’ prima delle sei del pomeriggio l’hanno visto giocare a nascondino. Poi, il nulla.

La pista araba

È l’ultima in una storia affollata di misteri, indagini su pedofili e omertà. Gli stessi ingredienti che si ripetono ogni volta nelle sparizioni dei bambini, quelle che restano insolute per decenni. Ed è appunto uno sceicco l’ultimo bagliore nel buio. Che poi, come ha svelato a ’Chi l’ha visto?’ l’avvocatessa Stefania Franchini, che vive e lavora ad Abu Dhabi, negli Emirati, non è sceicco "ma figlio di un magnate arabo". Soprattutto, ha raccontato mostrando le foto di lui da bambino, non è Mauro. I due scatti messi a confronto, in effetti, non potrebbero essere più diversi. Uno paffutello, capelli chiari; l’altro magro dalla carnagione scura. Eppure Bianca Colaianni, la mamma del bimbo scomparso, nella sua ricerca tenace della verità, è rimasta folgorata da una foto di Mohammed Al Habtoor, 52 anni, figlio del magnate Khalaf Al Habtoor, "ecco le cicatrici sul sopracciglio e sulla mano, Mauro se l’era procurate con il ferro da stiro". Oggi ripete: "Se non è lui chiederò scusa, ma fatemi avere un confronto". La storia pare la fotocopia di un altro mistero mai risolto, quello di Denise Pipitone. La ventenne russa, Olesya Rostova,  che lancia un appello in tv, racconta di essere stata rapita da bambina, cerca i suoi genitori. Qualcuno vede somiglianze con la mamma di Denise, Piera Maggio. Ma senza aspettare gli esami del sangue – che smentiscono la pista – sarebbe bastato confrontare le foto delle due bimbe da piccole. Qualcuno lo farà. Dopo.  Ed è stato proprio  il clamore mediatico su Denise a riaccendere le speranze della famiglia Romano. La segnalazione delle cicatrici risaliva al 2007, si rimette in moto tutto. Fino alla smentita. Per ora.

 

Il sequestratore, 43 anni dopo

Per la scomparsa del bimbo del Salento  c’è invece una pista investigativa molto più vicina, anzi vicinissima. Qualche mese fa ha ricevuto l’avviso di conclusione indagini preliminari  un 70enne, ex amico di famiglia,  indagato nel 2020 dalla procura di Lecce con l’accusa di sequestro di persona. Le indagini erano state riaperte dopo un esposto dei genitori, nel 2010. Ma perché la denuncia era stata presentata dopo così tanti anni? Natale Romano e Bianca Colaianni avevano spiegato che da Testimoni di Geova non se l’erano sentita subito, per osservare le regole della loro congregazione, di denunciare quello che allora era ancora un ’fratello’, nello stesso gruppo. Poi cambiarono idea. Quell’uomo era vicino alla famiglia, per Mauro era “lo zio“. Avrebbe ceduto il bimbo a due sconosciuti per denaro.  La storia si ferma qui. Anzi no. La famiglia ha appena chiesto un risarcimento di due milioni e mezzo al presunto sequestratore.

L’altro settantenne, pedofilo

A gennaio dell’anno scorso l’avvocato Antonio La Scala ha presentato istanza per riaprire l’inchiesta sulla scomparsa di Mauro. Un altro 70enne, che all’epoca venne  arrestato per estorsione – telefonò ai genitori del piccolo  chiedendo un riscatto – viene indagato e poi arrestato per molestie sessuali su  minori. A marzo di quest’anno, la condanna a 10 anni per le violenze. Il bimbo scomparso 44 anni fa viene anche cercato in un pozzo. Ma è un altro buco nell’acqua. Resta, come è stato scritto, il rapimento più lungo della storia.