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28 apr 2022

Mattarella spinge per la trattativa Armi a Kiev, il caso Cinque stelle

Di Maio media tra Conte e Draghi. E avverte il putiniano Petrocelli: "Dimettiti"

28 apr 2022
elena g. polidori
Cronaca

di Elena G. Polidori

La svolta "pacifista" del M5s (che presto, forse, avrà anche un nuovo simbolo in vista delle amministrative di giugno) ha imposto ieri al ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, di prendere una posizione netta sulla sorte del presidente della commissione Esteri di Palazzo Madama, il filoputiniano Vito Petrocelli: "Deve prendere in considerazione le sue dimissioni i gruppi parlamentari hanno fatto una richiesta unanime" sull’argomento visto che "le responsabilità politiche sono chiare". Ma di dimettersi Petrocelli non ha alcuna intenzione e ieri è andato anche in fumo il tentativo della giunta per il regolamento di trovare un modo di costringerlo alle dimissioni; se ne riparlerà più in là. Ma non c’è solo Petrocelli a rendere rovente in clima intorno al partito di maggioranza relativa. La svolta "pacifista" grillina agita la maggioranza, ma è stato ieri proprio Di Maio, da settimane silente rispetto alle sortite di Conte in tema di armi all’Ucraina, a cercare di far quadrare la posizione del governo con quella dei 5 stelle: "Non parlerei di tensioni sulle armi a Kiev il nostro faro è l’articolo 51 dell’Onu; quello che faremo come governo si fonderà sempre sul diritto alla legittima difesa del popolo ucraino".

Il tutto mentre il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, da Strasburgo (foto), ha proposto una nuova conferenza, modello "Helsinki e non Yalta" che porti alla pace tra Russia e Ucraina. Pur senza sconti alle responsabilità russe, ora per il Capo dello Stato occorre fare un passo in avanti e pensare a una soluzione diplomatica che consenta di tornare alla pace in Europa.

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