Palermo, 13 giugno 2018 - Voleva imporre alla figlia sedicenne un matrimonio combinato e la minacciava di morte perché lei si opponeva. Così un tunisino di 44 anni, padre di più bambini, ha ricevuto una misura cautelare di allontanamento dalla fasa familiare disposta dal Gip del Tribunale di Ragusa, a seguito di indagini svolte dalla Polizia. A suo carico anche il divieto di avvicinarsi alla scuola frequentata dalla figlia.

Le indagini sono iniziate quando l'uomo ha denunciato alla Polizia di Comiso (Ragusa) l'allontanamento da casa della figlia minorenne, di 16 anni, probabilmente a causa di un litigio scaturito con la madre. Gli agenti hanno appurato che la ragazza continuava a frequentare la scuola regolarmente e si era rifugiata da una amica presso la quale aveva anche trascorso la notte senza darne notizia i genitori. Sentendo tra l'altro anche i professori della ragazza, i poliziotti hanno accertato che la sedicenne aveva problemi in casa proprio perché manifestava la sua riluttanza a fidanzarsi con un ragazzo tunisino di 23 anni, benestante, conosciuto dal padre e residente in Tunisia. La mamma ha poi riferito di aver litigato con la figlia perché fumava. Per questo la ragazza, già impaurita per gli screzi relativi al matrimonio e viste le rigidità del padre, aveva deciso di andarsene da casa.

La giovane, sentita anche con l'ausilio di una psicologa, ha confermato di essere preoccupata per il comportamento del padre nei suoi confronti e della madre. D'accordo con il Tribunale per i minorenni di Catania, non ritenendosi opportuno che fosse riportata a casa, in attesa delle determinazioni nei confronti dell'uomo, la ragazza è stata affidata temporaneamente a una famiglia di Comiso. Dalle indagini svolte anche da personale della squadra mobile della Questura di Ragusa esperto nel settore di ausilio ai minori, sono emersi veri e propri abituali maltrattamenti in famiglia, sia verbali che fisici, da parte del capofamiglia.