Matrimoni combinati, le vittime sono prevalentemente straniere (foto d'archivio)
Matrimoni combinati, le vittime sono prevalentemente straniere (foto d'archivio)

Roma, 28 giugno 2021 - Per soldi, status o perché si è sempre fatto così. I padri impongono, le figlie obbediscono. Rari i rifiuti, pochissime le denunce. I matrimoni forzati emergono ancora dalle cronache del ventunesimo secolo. Il caso di Saman Abbas, la diciottenne pachistana scomparsa nel Reggiano dopo essersi opposta alle nozze col cugino, è un tragico esempio di una realtà difficile da monitorare.

Ci prova il Ministero dell’Interno con il Report sulla costrizione o induzione al matrimonio in Italia, pubblicato ieri dalla direzione centrale della Polizia criminale del Dipartimento della pubblica sicurezza. L’analisi conta 24 casi in Italia in poco meno di due anni, 9 dei quali nei primi cinque mesi del 2021: pochi, a considerare il dato assoluto; tanti, troppi, se si pensa alle singole esistenze. Il periodo preso in esame parte dal 9 agosto del 2019, data dell’entrata in vigore del Codice Rosso, che regola la materia.

Le vittime? Quasi sempre donne (85%), giovani o giovanissime: il 27% ha tra i 14 e i 17 anni, il 9% meno di 14. Prevalentemente straniere, per lo più pachistane, ma anche albanesi, romene, nigeriane, croate, indiane, polacche e bengalesi. Quanto agli autori, il rapporto di genere si ribalta. Sono uomini nel 73% dei casi. L’età è quella dei padri. Che si fanno padroni. Il 40% ha tra i 35 e i 44 anni, il 27% tra i 45 e i 54; il 15% tra i 25 e i 34. Tutto si consuma in una famiglia che si chiude tra i muri di una cultura lontana e di una lingua aliena.

E poco importa se l’articolo 16 della 'Convenzione per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazioni contro le donne' (Cedaw) stabisce che «i fidanzamenti e i matrimoni di bambini sono privi di effetto giuridico». Prevale la legge del clan. «Povertà, insicurezza e accesso limitato all’istruzione e al lavoro fanno sì che questo venga visto come una scelta vantaggiosa per le ragazze o come un modo per i genitori di mitigare le difficoltà economiche», si legge nel rapporto 'La condizione delle bambini e delle ragazze nel mondo 2020' di Terre des Hommes. E le cose non stanno migliorando, secondo 'The Global Girlhood Report 2020' di Save The Children. Dopo anni di progressi, infatti, si registra un’inversione di tendenza. È uno degli effetti nefasti del Covid, che ha reso i poveri ancora più poveri. Così, per molte adolescenti dell’Asia meridionale, dell’Africa centrale e dell’America Latina, il matrimonio forzato è un modo per sopravvivere.

In Italia il Codice Rosso punisce penalmente la costrizione o l’induzione alle nozze con una pena che va da 1 a 5 anni. Sulla carta. Ma scovare gli abusi è complicato. Denunciare è difficile. Le vittime sono spesso costrette ad abbandonare la scuola, vengono guardate a vista. E temono ritorsioni. Non solo.

Opporsi al proprio destino significa salpare da quello che quasi sempre è l’unico porto conosciuto. È il problema che affligge le seconde generazioni di immigrati. «Se mandiamo via i genitori – sostiene Tiziana Dal Pra di Trama di Terre -, cresceremo giovani macerati da un dolore enorme causato dalla perdita definitiva dei legami familiari». La strada da percorrere, allora, è quella dell’integrazione.