Roma, 4 novembre 2021. La tempesta perfetta. La crisi delle materie prime, unita al caro carburanti, il prossimo anno svuoterà le nostre tasche. Gli aumenti dei prezzi impatteranno, a seconda dei calcoli, tra i 500 e i 1.000 euro a famiglia. Ma cosa ha scatenato l’impennata dei costi di carta, plastica e cotone?

Materie prime, il caro prezzi agita i mercati

Le cause

Ovviamente ad averci portato sul ciglio del burrone sono stati una serie di fattori. La prima tessera del domino, semplificando brutalmente, è stato il blocco totale delle attività causa Covid a livello globale nel 2020. Allo stop è seguito un inverno particolarmente rigido, che ha svuotato gli stock di gas quasi ovunque. Quando la pandemia ha allentato la morsa, tutto il mondo si è rimesso in moto nello stesso momento e questo ha generato una domanda di carta, cotone, plastica e altri materiali fuori misura. La crisi dei carburanti, con aumenti del 500%, ha quindi fatto esplodere i costi dei trasporti che si sono poi riversati sulle materie prime. Il più classico dei circoli viziosi.

Gli aumenti dei prezzi

Ma esattamente di che cifre stiamo parlando? Il prezzo del gas in dieci mesi è aumentato del 500%. Il cotone ha fatto registrare una crescita del 104%. Il grano pochi giorni fa ha toccato il suo record in Europa, toccando i 297 euro a tonnellata. Il mais in sedici mesi ha fatto registrare un +77%. La carta costa il 70% in più rispetto al 2020. Il caffè (miscela arabica) è schizzato del 59%.

Salari giù, prezzi e bollette volano

Le ripercussioni per le famiglie

Tutti gli aumenti, purtroppo, di riffa o di raffa verranno scaricati sui consumatori. Solo i governi possono evitare, assumendosene i calcolati rischi, questo finale amaro alleggerendo la pressione fiscale o calmierando i prezzi. La stangata complessiva per le famiglie nel 2022 si aggirerà tra i 500 e i 1.000 euro. Ma i primi effetti, secondo il Codacons, li vedremo già a Natale. Festeggiare con parenti e amici ci costerà mediamente il 4% in più rispetto al 2019. I panettoni costeranno il 10% in più, seguiti dai viaggi (+7%) e regali (+5%).

Le ripercussioni per le imprese

Anche per le aziende il rally dei prezzi non è una buona notizia. Diverse cartiere che producono tissue nelle settimane scorse hanno annunciato che se la grande distribuzione non assorbirà il rialzo dei costi saranno costrette a interrompere la produzione. L’assessore regionale della Lombardia allo Sviluppo economico ha fatto sapere che a causa del caro bollette ci sono imprese che a dicembre sospenderanno la produzione.

Le banche centrali

L’aumento dei prezzi, ovvero l’inflazione, sta spingendo le banche centrali a ridurre le misure straordinarie messe in campo per contrastare gli effetti negativi della pandemia sull’economia. Tra le misure più probabili che potrebbero scattare nei prossimi mesi c’è anche l’aumento dei tassi di interesse, praticamente azzerati dal 2016. Una mossa che si rifletterà inevitabilmente sui mutui variabili.