E alla fine le mascherine Ffp2 marchiate CE 2163 saranno ritestate. L'ente certificatore turco Universal Certification, anche per arginare la bufera che sta coinvolgendo i prodotti autorizzati con la propria marcatura, ha deciso di ricontrollare i dispositivi di protezione individuale a cui ha dato il via libera nell'ultimo anno. Una scelta presa per spazzare via soprattutto i dubbi dei clienti. Ma cosa sappiamo di queste mascherine? Cerchiamo di fare un po' d'ordine.

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Com'è nato il caso CE 2163

Tutto inizia con un articolo apparso su Dolomiten del 18 febbraio. Robert Marchio, l'amministratore delegato di Shanghai to Milan, un'azienda altoatesina che si occupa di import-export sull'asse Italia-Cina, lancia un'accusa diretta: molte mascherine marchiate CE 2163 non hanno una capacità di filtrare le particelle sufficiente per essere considerate delle vere Ffp2. L'azienda fa anche condurre diversi test su questi prodotti, da un laboratorio cinese e uno spagnolo (entrambi certificati), e alcuni dispositivi (almeno sette modelli) non risulterebbero a norma. Tra la Universal Certification, che ricordiamo è uno dei pochi laboratori autorizzati nella Ue a rilasciare certificati sulla conformità dei dispositivi di protezione individuale, e la Shanghai to Milan si scatena una battaglia legale.

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Ufficio anti frode Ue

Passano i giorni e le affermazioni dell'ad di Shanghai to Milan vengono riprese da altri media. Secondo diversi giornali, sul caso starebbe anche indagando l'ufficio Anti frode dell'Unione europea. Ma l'informazione non è corretta. La Universal Certification non ha mai ricevuto alcuna notifica da parte della Ue, che però dal marzo scorso ha messo sotto la lente il fenomeno delle false mascherine. L'ente turco, per il momento, ha aiutato i funzionari dell'Unione europea a fare luce su come funziona il mercato dei dispositivi di protezione individuale e dei certificati di conformità.

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Certificati 

I consumatori, ovviamente, iniziano a prendere le distanze dai prodotti marchiati CE 2163. La Universal Certification spiega di aver fatto tutto a norma di legge. In diversi, però, criticano l'ente turco per essere stato fin troppo veloce nel fornire le certificazioni. Il laboratorio risponde che i tempi sono simili a quelli della concorrenza - da due a sei mesi - e di aver respinto 300 modelli (tra Ffp1, Ffp2 e Ffp3) che non rispettavano gli standard. Molte società, durante la prima ondata, si sono rivolte all'ente turco perché gli altri laboratori abilitati erano indisponibili a causa dei vari lockdown imposti a livello nazionale. Le aziende europee che hanno scelto la Universal Certification sono circa 70 (mentre sono 600 in Cina e 120 in Turchia). Le società italiane sono 18 e hanno richiesto 20 certificati. Sei di loro producono direttamente nel nostro Paese. Ogni certificato è costato 15mila euro. Tra i modelli che hanno ricevuto il via libera, cento sono stati sospesi dalla Universal Certification  a seguito di indagini delle autorità di tutela del mercato o dopo controlli di routine sulla produzione. Ora tutti i modelli approvati dall'azienda saranno ritestati.

Test e ipotesi sui risultati

Allora perché diversi controlli indipendenti sulle mascherine Ffp2 marchiati CE 2163 avrebbero dato risultati non conformi? Le ipotesi, fondamentalmente, sono tre: il prodotto non è effettivamente in regola (e in questo caso se l'ente certificatore se ne accorge può sospendere l'autorizzazione); le aziende hanno abbassato la qualità della produzione rispetto ai campioni spediti all'ente certificatore; i prodotti sono dei falsi. È bene sottolineare come l'ente certificatore, una volta autorizzato il prodotto, non abbia alcun obbligo di eseguire controlli a campione sulla conformità degli stock che vengono rilasciati in commercio.

Mercato dei falsi

E proprio la contraffazione è uno dei problemi più grandi. Diverse aziende che producono o importano prodotti di ottima fattura, marchiati CE 2163, sono stati danneggiate da mascherine contraffatte. I test su questi prodotti scadenti hanno gettato fango su chi invece ha sempre lavorato onestamente. Per questo motivo la Universal Certification ha deciso di dotare i propri prodotti di un codice Qr che riporta all'attestato originale. Ovviamente non è la soluzione al problema, ma è sicuramente un buon inizio.