Pierfrancesco De Robertis Di vaccini non ne faceva molti la struttura commissariale di Domenico Arcuri, in compenso di mascherine per le scuole ne ha ordinate a bizzeffe. Pare oltre tre miliardi e mezzo, stando all’inchiesta che Qn sta svolgendo in questi giorni. Un ottimo esempio di organizzazione, verrebbe da dire. Certo, se non fosse che sono di cattiva qualità, tant’è che ormai le mamme le utilizzano più che...

Pierfrancesco

De Robertis

Di vaccini non ne faceva molti la struttura commissariale di Domenico Arcuri, in compenso di mascherine per le scuole ne ha ordinate a bizzeffe. Pare oltre tre miliardi e mezzo, stando all’inchiesta che Qn sta svolgendo in questi giorni. Un ottimo esempio di organizzazione, verrebbe da dire. Certo, se non fosse che sono di cattiva qualità, tant’è che ormai le mamme le utilizzano più che altro come panni da spolverare, e soprattutto che, anche a causa didattica a distanza, le mascherine sono rimaste e sono tuttora per lo più inutilizzate nei magazzini delle scuole italiane. I presidi sono disperati, non sanno che cosa farne.

Una spesa imponente (ogni mascherina costa allo stato 8,3 centesimi), che arriva a oltre 300 milioni. Un risultato tutt’altro che brillante, che fa il paio con l’altra iniziativa pro-studenti presa quando al ministero di viale Trastevere sedeva Lucia Azzolina, quella delle "sedute a mobilità innovativa", i famosi banchi a rotelle utili soprattutto per far divertire i ragazzi al "bancoscontro" nel corridoio. Anche lì oltre un centinaio di milioni gettati dalla finestra.

Due fallimentari operazioni che ci interrogano su con quali criteri siano stati spesi, anzi, dilapidati i nostri soldi. A leggere le cronache viene da restare basiti. Sulle mascherine per esempio non si capisce come mai non sia stato previsto uno stop alla fornitura nel caso di dad prolungata. Quando i contratti sono stati firmati la dad era già una realtà, e il fatto che a settembre potesse ricominciare non era da escludere. Per tutti, meno per chi ha eseguito gli ordini. Senza tacere poi della qualità delle mascherine stesse. Chi le ha prese in mano dice di essere rimasto sconcertato, e anche adesso che si torna a scuola, la maggior parte degli studenti si portano da casa quelle buone.

Come la vogliamo definire? Una storia di ordinaria malaburocrazia? Un combinato disposto di incapacità organizzativa e di improvvisazione gestionale? Sia come sia, la sostanza non cambia. Ancora una volta si è fatto di tutto per buttare soldi dalla finestra. Senza risolvere i problemi.