Marvi Santamaria
Marvi Santamaria

Roma, 11 novembre 2019 - Marvi, prima di diventare la regina di Tinder, come ha iniziato con le app di dating?
"Ho cominciato a frequentare le dating app nel febbraio 2014 – risponde la sex blogger siciliana Marvi Santamaria, 413 match su Tinder, 42 uscite con ragazzi e fidanzato trovato con le app –: avevo 25 anni, ero tornata single dopo una lunga relazione e mi ero trasferita a Milano, dove non conoscevo nessuno".
Cos’ha in più Tinder rispetto alle concorrenti?
"Credo che il punto di forza di Tinder stia nella sua interfaccia intuitiva: col dito scorri a sinistra (swipe left) per scartare un profilo e scorri a destra (swipe right) se ti piace. Se entrambi avete dato una preferenza positiva scatta il ‘match’ e potete chattare sull’applicazione. Questo funzionamento così semplice può favorire un consumo dipendente e automatico: scorri velocemente tra i profili, assegni le preferenze, chatti coi match, fissi degli incontri a ritmi veloci come un videogioco".
Ha vissuto situazioni pericolose con gli sconosciuti?
"No, ma questo non vuol dire che non si debba essere accorti quando si utilizzano questi mezzi. Io uso regole di buon senso generali: svolgere il primo incontro in un luogo pubblico, ad esempio. E avvisare qualcuno di fidato su dove si sta andando. Lo schermo può favorire identità fittizie e portare a brutte sorprese".
Qual è stato l’incontro più assurdo che ha avuto?
"Sono stati più di uno e alcuni li ho raccontati nel mio libro ‘Tinder and the City’. Tra questi, uno in cui un ragazzo mi ha raccontato la sua cartella clinica al primo appuntamento".
E il peggiore in assoluto?
"I peggiori sono accomunati da un fenomeno molto ricorrente, soprattutto nelle dating app: il ghosting, ossia quando l’altra persona scompare nel nulla dopo essere usciti insieme e non risponde più ai messaggi, senza lasciarti alcuna spiegazione".
Quali tipi di persone usano l’app?
"L’utente tipo in Italia ha tra i 25 e i 45 anni, è single, ma non mancano le persone sposate che non dicono di esserlo, e vive nelle grandi aree urbane, dove le app sono più utilizzate e c’è quindi più possibilità di ottenere delle compatibilità con altri utenti".
Se dovesse generalizzare, come sono gli uomini sulla app?
"Posso parlare per la tipologia più ricorrente di uomo che ho incontrato io dai 25 ai 30 anni a Milano: spesso erano persone che cercavano il divertimento di una sera e che dopo hanno fatto ghosting. Con alcuni invece ho trascorso momenti piacevoli e con altri siamo rimasti anche amici. Tra l’altro, tramite Tinder ho avuto una relazione durata un anno e non sono l’unica, alcune ragazze che mi seguono sui social hanno trovato il partner della vita".
Ha sofferto per amore a causa di ragazzi conosciuti online o ha fatto più soffrire?
"Ho sofferto molto, spesso perché le mie aspettative erano deluse, ma non posso escludere di aver fatto anche io soffrire, ad esempio tutte le volte che sono stata io a scomparire durante una frequentazione".
Adesso usa ancora Tinder per conoscere ragazzi?
"Con le dating app adesso ho un rapporto di amore e odio. Ogni tanto le visito: a volte l’impressione è quella di tornare in un Luna Park che hai frequentato assiduamente per anni, del quale conosci ogni singola attrazione e il mio coinvolgimento cambia a seconda della fase della mia vita".
Ha saputo della presenza di vip sulla piattaforma?
"Sì, certo. Qualche vip o influencer mi è capitato di incrociarlo su Tinder".
Il corteggiamento dal vivo sta definitivamente morendo?
"L’opinione comune è che stia morendo e sia tutta colpa della tecnologia, ma non per me. La tecnologia è meravigliosa quando ci fa incontrare, non solo a livello sessuale o relazionale ma anche quando crea comunità e progetti di valore. Le dating app hanno invertito il paradigma: se prima si conosceva qualcuno al bar, scattava una connessione e si fissava poi un appuntamento per approfondire, con l’online prima si fissa l’appuntamento e solo durante si proverà a capire se la connessione scatta".