Martina Rossi
Martina Rossi

Roma, 7 ottobre 2021 - Confermate in via definitiva le condanne a 3 anni di reclusione per Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni per tentata violenza di gruppo. Lo ha deciso la quarta sezione penale della Cassazione, nell'ambito del processo sulla morte di Martina Rossi, la giovane che, il 3 agosto 2011, precipitò dal balcone di un albergo a Palma di Maiorca. La sentenza è giunta dopo quasi due ore di camera di consiglio: la Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dai due imputati contro la sentenza emessa in sede di appello-bis dai giudici di Firenze il 28 aprile scorso. Secondo l'accusa, la ragazza cadde dal balcone per sfuggire a un tentativo di violenza sessuale. Anche il sostituto pg della Cassazione Elisabetta Ceniccola aveva sollecitato stamane la conferma delle condanne.

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Il pg di Cassazione

Non si trattò dunque di un suicidio, ma del tentativo di sfuggire a una violenza sessuale di gruppo. Il pg di Cassazione, chiedendo il rigetto dei ricorsi degli imputati e, dunque, la conferma definitiva delle loro condanne, ha messo in evidenza nella sua requisitoria il fatto che la ragazza, quando fu trovata morta, non aveva indosso i pantaloncini "che non sono più stati ritrovati, come anche le ciabatte".

E ancora: in rilievo vi sono le "lesioni sul corpo - ha ricordato il pg - non riconducibili alla caduta", nonchè "i graffi" sul collo di Albertoni. Quanto a Vanneschi, "la sua, in quella stanza, non fu una mera presenza silente", ma, secondo il magistrato, "ha determinato il proposito criminoso di Albertoni e ha influito negativamente sulla possibilità di difesa di Martina", la quale "non potendo prendere la via della porta per allontanarsi", scelse un'altra "via di fuga per riuscire a salvarsi dalla violenza", prendendo "la strada più difficile", che "la esponeva al rischio della vita": la ragazza "scavalca la balaustra, ma non si getta con intento suicida", ha osservato il pg.

Il papà e la mamma

"Non ci deve essere più nessuno che possa permettere di far del male a una donna e passarla liscia. Ora posso dire a Martina che il suo papà è triste perché lei non c'è più, ma anche soddisfatto perché il nostro paese è riuscito a fare giustizia", ha detto Bruno Rossi dopo la sentenza. "Finalmente la verità, anche se quello che ha sofferto Martina non lo cancella nessuno. Non hanno avuto neanche pietà", sono state le parole della mamma Franca Murialdo. "Quando ho letto la sentenza di appello bis ho pensato che faceva onore alla verità. Ecco - ha aggiunto - è vero, lo conferma la Cassazione". 

"Martina è morta in conseguenza di un tentativo di stupro, non esiste un'altra verità. Ora la Spagna chieda scusa per come archiviarono dopo tre ore e affittarono la camera", ha detto Luca Fanfani, uno dei due difensori della famiglia di Martina.

I fatti

Sono passati oltre 10 anni dalla morte di Martina Rossi, la studentessa ligure 23enne precipitata dal balcone di un hotel a Palma di Maiorca all'alba del 3 agosto 2011, dove si trovava in vacanza con le amiche. Oggi si attende la pronuncia della Cassazione sul processo svolto in Italia, a carico di due giovani di Arezzo, che la ragazza aveva conosciuto durante quella vacanza.

Il caso, archiviato in Spagna come suicidio, è stato oggetto di indagini inizialmente da parte della procura di Genova, che poi ha trasmesso gli atti, per competenza, ai pm di Arezzo. L'inchiesta viene chiusa nel febbraio 2017, e, qualche mese dopo, viene chiesto il rinvio a giudizio di Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni, per le ipotesi di reato di tentata violenza sessuale di gruppo e morte come conseguenza di altro delitto. Secondo i pm, la ragazza cadde dal balcone mentre cercava di sfuggire a un tentativo di stupro.

Il processo

Il processo di primo grado si è svolto davanti al tribunale di Arezzo per circa un anno. Il 14 dicembre 2018 la prima sentenza: i due imputati vengono condannati a 6 anni di reclusione. Un verdetto ribaltato in secondo grado, quando Vanneschi e Albertoni, il 9 giugno dello scorso anno, vengono assolti "perchè il fatto non sussiste" dalla Corte d'appello di Firenze: il reato di morte come conseguenza di altro delitto, in ogni caso, è già coperto dalla prescrizione.

La sentenza di assoluzione viene impugnata dal pg di Firenze Luciana Singlitico e dalla famiglia di Martina Rossi, parte civile nel processo, dopo il deposito delle motivazioni: nei ricorsi si sostiene che la Corte d'appello non avrebbe valutato "i singoli indizi, in se' e in maniera unitaria". Le due assoluzioni, quindi, vengono annullate con rinvio dalla Cassazione il 21 gennaio di quest'anno: la Corte dispone un processo d'appello-bis che si celebra a Firenze e che, il 28 aprile scorso, si conclude con la condanna a 3 anni di entrambi gli imputati per tentata violenza di gruppo.