Roma, 11 dicembre 2019 - Marta Cartabia è la prima donna nella storia italiana ad essere eletta presidente della Consulta. Il nuovo presidente della Corte Costituzionale è stato eletto dai giudici riuniti al palazzo della Consulta all'unanimità, con 14 voti a favore e la sua scheda bianca. La neopresidente ha confermato vicepresidenti i giudici Aldo Carosi e Mario Rosario Morelli. "Si è rotto un vetro di cristallo. Ho l'onore di essere un'apripista" ha commentato la giurista 56enne in seguito all'elezione che l'ha portata ad essere la prima donna al vertice della Consulta. "La neo presidente finlandese ha detto che età e sesso non contano più. In Italia ancora un pò contano. Spero presto di poter dire che non contano più" ha aggiunto la professoressa.

Professore ordinario di diritto costituzionale all'università Milano-Bicocca, Cartabia prende il posto di Giorgio Lattanzi, al vertice della Consulta dal marzo del 2018, e il cui mandato è scaduto il 9 dicembre scorso. Il suo nome è circolato più volte in occasione del conferimento di prestigiosi incarichi politico-istituzionali. L'ultima è stata l'estate scorsa quando prima del Conte bis si era parlato di lei come possibile premier di un governo di transizione. Alla Cartabia si era pensato anche come ministro del governo Cottarelli, ipotizzato prima del Conte 1. E in precedenza era entrata anche nel toto-nomine per la presidenza della Repubblica.

La neopresidente ha successivamente risposto alle domande dei cronisti: diversi i temi toccati in conferenza stampa, a partire dalla questione femminile. "Un Paese in cui calano gli omicidi e non i femminicidi è un problema innanzitutto di civiltà. Dalla nascita della Costituzione, sul piano dei diritti delle donne, è stata fatta una lunga strada, ma il cammino è ancora incompiuto", ha sottolineato la giurista. Interpellata sulla legge di Bilancio, la Cartabia ha puntualizzato: "La legge di bilancio è una legge chiave dello stato ed è impossibile che una democrazia non presupponga adeguati tempi di discussione. I tempi del dibattito devono essere adeguati". E sulla laicità dello Stato ha aggiunto: "Siamo in uno Stato laico e si tratta di una laicità positiva: lo Stato non è indifferente alle religioni ma equidistante". 

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