I genitori con il piccolo
I genitori con il piccolo

Vicenza, 12 settembre 2019 - Marostica, 8 marzo. Thiago ride e scherza mangiando un gelato nel parco vicino casa. Ha 14 mesi e non sa che sta per finire in ospedale dove gli amputeranno una gamba. È venerdì. Un giorno come tanti: la passeggiata ai giardinetti, il pomeriggio in allegria. Sono gli ultimi momenti di normalità di una famiglia felice. Prima che il camioncino guidato da un ubriaco fuggito a un posto di blocco si schiantasse sul passeggino del piccolo Thiago. È l’inizio del dramma: il botto violento, il bimbo che vola via. E la gamba che non c’è più. L’inferno in un lampo. "Sono stati momenti duri, ma piano piano ne siamo venuti fuori", racconta Raiza Terziu, mamma 28enne del bambino finito in coma subito dopo l’impatto. Lei lavorava come commessa in un locale di Marostica, nel Vicentino, fino a poco prima dell’8 marzo. Proprio quel giorno - era un venerdì - Raiza era ai giardinetti con suo figlio di nemmeno un anno e mezzo. "È stato un attimo - racconta la mamma - Ho sentito un botto tremendo e subito dopo qualcosa che mi spingeva in avanti, e ho visto il passeggino volare via. Quando lo trasportarono all’ospedale di Padova ci dissero che poteva morire. E invece ce l’ha fatta". Poi la riabilitazione, con Raiza giorno e notte accanto a suo figlio e papà Elidon costretto a fare il pendolare tra Marostica e la clinica di Conegliano. Lui, 31 anni, lavora come operaio alla Pedon Spa, impresa che fa capo al vicepresidente di Confindustria Vicenza, Remo Pedon. "Dopo l’incidente - ha raccontanto - i miei colleghi mi cedettero le loro ferie per seguire la riabilitazione di Thiago. Ma la proprietà rispose che non serviva: mi avrebbe pagato ugualmente lo stipendio, anche se non andavo al lavoro. E così è stato fino al mio rientro".

Thiago si è ripreso, chi lo ha investito ha scritto una lettera di scuse. È possibile perdonare dopo quel che è successo?
"Non ci riesco - dice Raiza - e forse non riuscirò a farlo mai. Ci vuole una forza che ti viene da dentro più grande di tutto il dolore che hai provato".

I ricordi di quell’8 marzo?
"Thiago l’ho visto lì, per terra. Volevo prenderlo in braccio ma qualcuno mi disse di non farlo, perché stavano arrivando i medici. Subito dopo mi ricordo di un vigile. Parlava al telefono. Diceva: ‘C’è un bimbo per terra, ha la gamba mutilata’. Mi sono sentita morire. E pensare che solo pochi giorni prima aveva mosso i suoi primi passi".

Come ha vissuto Thiago i momenti dopo l’incidente?
"In ospedale ogni tanto si toccava la gamba, cercava il piedino. In un centro specialistico a Budrio (Bologna, ndr) gli hanno costruito la sua prima protesi".

Da quattro settimane ha un piedino nuovo.
"Sì, ma la protesi dovrà sostituirla periodicamente. All’inizio ogni sei mesi. Poi meno frequentemente, ma comunque dovrà cambiarla per sempre".

Che tipo di protesi ha Thiago?
"L’arto è fatto di un materiale simile alla plastica e si aggancia al moncone, appena sotto al ginocchio. A Conegliano gli hanno insegnato a utilizzarlo e oggi sta di nuovo in piedi. L’incidente ci ha segnati per sempre, ma lui ha dimostrato di avere una grande forza, sono sicura che la sua vita sarà piena, felice e normale".

Thiago ce l’ha fatta. Oggi cosa resta di questa vicenda?
"L’amore che in tanti ci hanno manifestato. Vogliamo ringraziare tutti quelli che ci sono stati vicini in questi mesi. I medici, che sono stati straordinari e li ho visti piangere davanti ai progressi di mio figlio. La gente di Marostica, che ha mandato messaggi pieni d’affetto e che ora, quando la incontro, mi abbraccia e mi trasmette tanta forza. Il nostro avvocato Giuseppe Padovan, che dall’inizio di questa vicenda ci assiste, e la fondazione Volksbank che ha raccolto donazioni per oltre 30mila euro. Senza quei soldi non avremmo potuto affrontare le spese di questi mesi".