Il governatore della Lombardia Roberto Maroni (Newpresse)
Il governatore della Lombardia Roberto Maroni (Newpresse)

Milano, 9 dicembre  2014 - Continua l'inchiesta che vede indagato il presidente della regione Lombardia Roberto Maroni e il capo della segreteria Giacomo Ciriello.  Era stato convocato per oggi in Procura, ma Roberto Maroni ha preferito disertare l'appuntamento e non presentarsi davanti al pm Eugenio Fusco, che lo ha messo sotto indagine per "turbata libertà di scelta del contraente" e per "induzione indebita". Stando a quanto si apprende in ambienti giudiziari milanesi, la convocazione è stata inviata a Maroni "con un certo anticipo", proprio per permettere al governatore lombardo di organizzare la sua agenda. Ma Maroni - che proprio questa mattina era atteso a un convegno di Confcooperative e che all'ultimo ha disertato l'appuntamento - non si è presentato in Procura.

"Il presidente Maroni è assolutamente estraneo ai fatti contestati. Oggi, aihmé, non è nelle condizioni di difendersi di fronte un capo di imputazione mutato per la quarta volta in quattro mesi (periodo feriale incluso)",  afferma in una nota l'avvocato Domenico Aiello, difensore del presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni.  Secondo Aiello, senza avere la documentazione richiesta dalla difesa alla società Expo 2015, oggi "l'interrogatorio sarebbe un atto assolutamente inconcludente" ai fini della dimostrazione dell'estraneità di Maroni ai fatti contestati.

 

L'INCHIESTA - Nel mirino degli inquirenti milanesi sono così finite alcune "pressioni" che il governatore lombardo avrebbe effettuato (direttamente o attraverso persone di fiducia come il capo della sua segreteria, Giacomo Ciriello, anch'egli sotto indagine) sui vertici di Euopolis ed Expo spa (due società interamente a capitale pubblico) per favorire due sue ex collaboratrici al Viminale: Mara Carluccio, assunta in Eupolis (società controllata dal Pirellone e attiva nel settore della ricerca e formazione) con un contratto - questa l'ipotesi dell'accusa - "su misura", e Maria Grazia Paturzo, che ha ottenuto un contratto biennale - allo stipendio di 5 mila euro al mese - con la società Expo.  Per la prima vicenda, Maroni risponde di "turbata libertà di scelta del contraente". Secondo il pm Fusco, i vertici di Eupolis - il cui direttore generale, Alberto Brugnoli, si è dimesso dopo essere stato indagato per la stessa vicenda e ha già chiesto di patteggiare la pena a 8 mesi - sarebbero insomma stati messi con le spalle al muro per assecondare il volere del governatore e assumere una persona da lui stesso "raccomandata" al posto di chi aveva più titoli e competenze per ricoprire quell'incarico. 

Più grave il secondo capo di imputazione, quello di "induzione indebita", relativo alla missione istituzionale organizzata dal Pirellone il 30 giugno scorso a Tokyo per promuovere in terra nipponica l'immagine dell'Esposizione Universale di Milano. In questo caso Maroni non solo avrebbe voluto che ad accompagnarlo fosse Maria Grazia Patuzo, ma avrebbe preteso dalla società Expo la copertura totale delle spese sostenute dalla sua ex collaboratrice per un totale di 6.500 euro. E' un fatto che Maroni non partì mai per quel viaggio a Tokio. Ed è un fatto che il cambio di programma venne comunicato dal governatore all'ultimo minuto, quando ormai i biglietti aerei erano già stati pagati, l'hotel prenotato e gli incontri istituzionali ormai fissati in agenda. Per il pm Fusco, non ci sono dubbi: è stato questo uno "sgarbo" fatto apposta da Maroni per "offuscare", attraverso la sua assenza (al suo posto fu spedito il vicepresidente Mantovani in Giappone in rappresentanza del Pirellone), l'immagine della "tappa" nipponica World Expo Tour. Una sorta di "punizione", insomma, destinata ai vertici della società Expo spa che si erano rifiutati di assecondare i suoi "desiderata".