Roma, 15 giugno 2021 - Si chiude il caso giudiziario dei due marò durato quasi 9 anni con la Corte Suprema indiana che ha ordinato la chiusura dei procedimenti a carico dei due fucilieri della Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone ritenendo congruo un indennizzo di 100 milioni di rupie, pari a 1,1 milioni di euro, versati dal governo italiano. I due marò erano coinvolti nell'uccisione di due pescatori indiani avvenuta al largo della costa del Kerala il 15 febbraio 2012 quando erano imbarcati sulla petroliera italiana Enrica Lexie e scambiarono le loro imbarcazioni per quelle di pirati. 

Le reazioni della politica

"Chiusi tutti i procedimenti giudiziari in India nei confronti dei nostri due marò, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. Grazie a chi ha lavorato con costanza al caso, grazie al nostro infaticabile corpo diplomatico. Si mette definitivamente un punto a questa lunga vicenda". Lo scrive su Twitter il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio.

"Si chiude il caso con l'India. Un successo della diplomazia italiana". È il tweet del commissario europeo Paolo Gentiloni che  nel 2015, da ministro degli Esteri, decise di ricorrere all'arbitrato internazionale sul caso dei due fucilieri di Marina. "Finalmente chiusi tutti i procedimenti della Corte suprema indiana contro Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. Un ringraziamento sentito alla diplomazia italiana e a tutti quelli che ci hanno lavorato". È il messaggio su Twitter della senatrice Roberta Pinotti, ex ministro della Difesa e presidente della commissione Difesa a Palazzo Madama.

"Soddisfazione per la chiusura da parte dell'India dei procedimenti nei confronti dei due maro'". Il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, commenta così la decisione della Corte Suprema indiana.  "In questi lunghi anni - scrive Guerini in una nota - il ministero degli Esteri e il mio dicastero, operando in stretta collaborazione, hanno svolto un importante ed intenso lavoro improntato ad un atteggiamento sempre costruttivo e collaborativo nei confronti del popolo indiano, a cui ribadiamo la nostra amicizia".

La moglie di Latorre

"Da 9 anni sono costretta a parlare a nome di mio marito. A lui è stato fatto esplicito divieto di parlare pena pesanti sanzioni. Non può nemmeno partecipare a qualsiasi manifestazione pubblica. È vincolato al segreto. È ora di chiedersi perché le autorità militari vogliono mantenere il segreto su ciò che sa e vuol dire. Quello che so è che per la politica italiana siamo stati carne da macello. Presto Massimiliano si presenterà alla procura di Roma". Le parole di Paola Moschetti, moglie di Massimiliano Latorre, dopo la decsione della Corte Suprema indiana che ha ordinato la chiusura dei procedimenti a carico del marito e di Salvatore Girone.

La Corte Suprema indiana

La Corte Suprema indiana aveva rinviato la chiusura del caso lo scorso 19 aprile perchè l'indennizzo di 100 milioni di rupie che l'Italia doveva versare alle famiglie delle vittime non era stato ancora depositato. Nel corso dell'udienza del 19 aprile, che era stata presieduta dallo stesso presidente della Corte - Sharad Arvind Bobde - il procuratore generale dello Stato, Tushar Mehta, aveva dichiarato che "l'Italia ha avviato il trasferimento di denaro", aggiungendo però che la somma non era ancora disponibile.

Il 9 aprile scorso la Corte aveva deciso che il caso sarebbe stato chiuso solo dopo il deposito del risarcimento pattuito. Dopo un lungo contenzioso, nel luglio del 2020 il tribunale internazionale dell'Aja, che aveva riconosciuto "l'immunità funzionale" ai fucilieri, aveva stabilito che la giurisdizione sul caso spettava all'Italia e aveva disposto il risarcimento alle famiglie delle vittime.