Caso chiuso, almeno tra Italia e India. Dopo il pagamento di un risarcimento di 1,1 milioni di euro alle famiglie delle vittime e all’armatore del peschereccio Saint Anthony da parte dell’Italia, come stabilì un anno fa l’arbitrato internazionale, la Corte suprema indiana ha chiuso definitivamente il caso di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due fucilieri di Marina accusati di aver ucciso nel 2012 due pescatori indiani scambiati per pirati. I giudici indiani hanno ricordato a Roma che ora spetta alla magistratura italiana processare i due militari. I due marò saranno ascoltati in procura a Roma nelle prossime settimane. Soddisfatto il governo italiano, dal ministro Luigi Di Maio al titolare della Difesa Lorenzo Guerini. Ma il sospiro di sollievo è bipartisan.

La vicenda però sembra lasciare l’amaro in bocca tra le famiglie dei due militari. "Trattati come carne da macello", ha commentato Paola Moschetti, moglie di Latorre. "Sacrificati alla sottomissione indiana", ha detto quella di Girone, Vania Ardito. "A breve Massimiliano potrà essere sentito dai pm e dire la sua verità. Non ci sarà nessun segreto militare che tenga", ha aggiunto l’avvocato di Latorre, Fabio Anselmo, lamentando che al fuciliere non fosse consentito parlare pubblicamente della propria vicenda.