Ciro con la madre (a sin.) e la presidente Arcigay Napoli, Daniela Falanga (Ansa)
Ciro con la madre (a sin.) e la presidente Arcigay Napoli, Daniela Falanga (Ansa)

Caivano (napoli), 14 settembre 2020 - "Non volevo ucciderla, ma solo fermarla e riportarla a casa". Questo ha detto, in estrema sintesi al giudice che lo interrogava, Michele Antonio Gaglione, il 30enne di Caivano è accusato di aver speronato lo scooter della sorella Maria Paola, 22 anni, morta in seguito alla caduta nella notte tra venerdì e sabato ad Acerra (Napoli). E lo avrebbe fatto, secondo le ipotesi degli inquirenti, perché non ne accettava la relazione con un ragazzo trans, Ciro, che ora si trova ricoverato in ospedale. L'interrogatorio durante l'udienza di convalida del fermo è durato due ore, ma le sue parole non sono bastate: il gip Fortuna Basile, del Tribunale di Nola, infatti, ha convalidato l'arresto nei confronti di Michele: i reati contestategli sono omicidio preterintenzionale "con l'aggravante di aver agito per motivi abietti o futili, non condividendo la relazione affettiva della sorella" con Ciro Migliore, in quanto quest'ultimo è un ragazzo trans. Michele Gaglione resta quindi nel carcere napoletano di Poggioreale. 

Sarebbe stata la "condotta pericolosa" di Michele Gaglione, infatti, a causare la caduta dello scooter a bordo del quale viaggiavano Ciro Migliore e Maria Paola Gaglione, quest'ultima morta sul colpo. Sullo scooter a bordo del quale viaggiavano Maria Paola Gaglione e Ciro Migliore, si legge nell'ordinanza di convalida dell'arresto di Michele Gaglione, sono stati notati "segni riconducibili a pedate" a loro volta "riconducibili alle calzature indossate da Michele Gaglione, vista la compatibilità del disegno della suola delle stesse con il calco impresso sul motociclo". Michele Gaglione, nel corso dell'udienza di convalida, ha ammesso di aver più volte tagliato la strada allo scooter a bordo del quale viaggiavano Ciro e Maria Paola "e di aver con la mano o un calcio spinto lo scooter sempre nel tentativo di fermarlo", ma ha anche sostenuto che la caduta dallo scooter sarebbe stata causata dalla perdita di controllo da parte di Ciro Migliore, che era alla guida, e non da un suo calcio. Un particolare "di poco conto", secondo il gip, il quale ritiene "indubbio, come peraltro ammesso dall'indagato, che lo stesso teneva una condotta di guida pericolosa" a bordo di "una moto più potente" con la quale ha "tagliato più volte la strada e colpito lo scooter. E' indubbio - scrive ancora il gip - che tale condotta si rivelava pericolosa e idonea alla perdita di controllo dello scooter da parte di Migliore, specialmente in virtù del fatto che si ripeteva diverse volte durante la corsa".

A conferma di quanto sostenuto dal gip vi sarebbero inoltre i filmati registrati dalle telecamere di videosorveglianza presenti in via degli Etruschi, a circa 800 metri dal luogo dell'incidente, che poco dopo l'1.15 hanno registrato il passaggio dei due motocicli con lo scooter "letteralmente affiancato" dalla moto guidata da Michele Gaglione.

Caivano: la legge del quartiere ghetto

Difesa: "Non l'ho fatta cadere"

Gaglione ha confermato di averli inseguiti, in sella alla sua moto, ma non di avere provocato la tragica caduta dello scooter sul quale viaggiavano la sorella e il compagno trans, sferrando un calcio: "Sul luogo dell'incidente ho notato la presenza delle telecamere. Tutto sarà chiarito, se ci sono le registrazioni. Io credo alle sue parole". Lo ha detto l'avvocato Domenico Paolella, legale di Antonio Gaglione che ha aggiunto: "Questa tragedia è stata strumentalizzata: la famiglia si aspettava più delicatezza". "Al giudice ha spiegato - ha detto ancora il legale - che la famiglia aveva perso le tracce di Maria Paola da qualche settimana. Ha fatto le valigie e se n'è andata. Quando Antonio l'ha vista in sella allo scooter, l'ha inseguita con la sua moto, ma per chiederle di tornare a casa, per parlarle, per farla ragionare. Era andata via senza spiegazioni e tutta la famiglia era disperata".

Ciro: "Mi voleva ammazzare"

Nel frattempo, giungono dichiarazioni durissime da parte della mamma di Ciro Migliore: "Devono pagare Michele, la mamma e il papà. Tutti e tre devono pagare. Ma quale incidente, non è vero", dice la donna. E in conferenza stampa a parlare è Ciro in prima persona: "Doveva succedere a tutte e due. Voglio vedere per l'ultima volta Maria Paola. La mia famiglia mi vuole bene per quello che sono, non ce la faccio più". E aggiunge: "Mi è corso dietro, mi voleva per forza ammazzare". "Lo abbiamo incontrato per caso - continua - me lo sono trovato dietro. Michele è venuto sotto casa mia e mi voleva tagliare la testa, c'era anche mia madre, può confermarlo. Mi ha detto che mi avrebbe ammazzato. Mi diceva che non dovevo stare con la sorella altrimenti mi ammazzava". 

L'Arcigay: "Minacce di morte"

"Ho parlato con Ciro e mi ha descritto una situazione di grande negazione con i due ragazzi minacciati di morte ripetutamente. Quello che è successo l'altra notte era qualcosa che in qualche modo si aspettavano". Parola di Daniela Falanga, presidente dell'Arcigay di Napoli.