di Ettore Maria Colombo Il blitz è riuscito. Nel giro di tre giorni Enrico Letta è riuscito a cambiare volto ai vertici dei gruppi Pd di Camera e Senato. Certo, gli equilibri e il bilancino correntizio cambieranno poco, ma al neo-segretario è riuscito di fare in due giorni quello che a Zingaretti non era riuscito in due anni: far rotolare le teste di due capigruppo non allineati con il nuovo corso e imporre, con la scusa di valorizzare la questione di genere, due capigruppo nuovi e più malleabili. A palazzo Madama, nella votazione bulgara che si terrà stamane all’interno del gruppo dem al Senato (su 35...

di Ettore Maria Colombo

Il blitz è riuscito. Nel giro di tre giorni Enrico Letta è riuscito a cambiare volto ai vertici dei gruppi Pd di Camera e Senato. Certo, gli equilibri e il bilancino correntizio cambieranno poco, ma al neo-segretario è riuscito di fare in due giorni quello che a Zingaretti non era riuscito in due anni: far rotolare le teste di due capigruppo non allineati con il nuovo corso e imporre, con la scusa di valorizzare la questione di genere, due capigruppo nuovi e più malleabili.

A palazzo Madama, nella votazione bulgara che si terrà stamane all’interno del gruppo dem al Senato (su 35 senatori tutti, o quasi, hanno firmato la candidatura della Malpezzi, donne in primis), ad Andrea Marcucci (ex renziano di ferro, esponente di Base riformista) succede un’altra esponente di Base riformista, Simona Malpezzi. Brava, preparata, solida, simpatica, elegante, la Malpezzi oggi è sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento nel governo Draghi e lo era già nel Conte bis. Appena la sua elezione sarà formalizzata, occorrerà dunque sostituirla. Il suo posto, all’interno di un altro ‘bilancino’, quello del manuale Cencelli che regge il governo Draghi, spetta sempre al Pd e, ovviamente, sempre a Base riformista. La deputata marchigiana, sottosegretario nel Conte bis, Alessia Morani, è in pole, ma c’è anche Caterini Bini (Area dem).

Sono stati giorni di passione, al Senato. Marcucci ha provato a resistere fino alla fine, poi si è dovuto arrendere. Ieri, tanto per mettere i puntini sulle ‘i’, ha detto che "non prendo nuovi incarichi, non lascio il gruppo né lascio il Pd. Continuerò a fare politica e a dire la mia". Marcucci ha il dente avvelenato, con Letta, e gliele canterà di certo. Ma il plenipotenziario di Base riformista, Luca Lotti, ha trattato direttamente con Letta anche per conto del ministro Guerini (in missione ufficiale a Gibuti) e ha sbloccato la trattativa, ottenendo per una esponente della sua area (la Malpezzi) il posto che era di Marcucci ed evitando che il gruppo andasse a una conta che avrebbe spaccato il gruppo dem.

Alla Camera, invece, dove pure il gruppo si riunirà, oggi, ma solo per continuare la discussione, bisognerà attendere ancora una settimana per aprire il ’seggio elettorale’ del Pd. In pole position c’è Deborah Serracchiani, presidente alla commissione Lavoro e vicepresidente dell’Assemblea nazionale dem, cariche che dovrebbe lasciare entrambe. Il capogruppo uscente, Graziano Delrio che, con gesto da "gran signore" – come dicono tutti i dem, a Montecitorio – si è dimesso subito, anzitempo, pur potendo puntare i piedi, è alla certosina ricerca di voti per la sua ‘pupilla’. Infatti, la Serracchiani appartiene a ‘Fianco a Fianco’, l’area che capeggiava Maurizio Martina (dimessosi da deputato per andare alla Fao) e che, oggi, guida proprio Delrio. L’alternativa ha il volto della ex ministra Marianna Madia, scelta più gradita a Letta e al mondo ex zingarettiano, come pure ai Giovani turchi di Orfini, ma i voti di Base riformista – anche qui decisivi – dovrebbero ancora fare la differenza.