Catturato il superlatitante di camorra Marco Di  Lauro  (Ansa)
Catturato il superlatitante di camorra Marco Di Lauro (Ansa)

Napoli, 3 marzo 2019 - Lo hanno preso in una palazzina a due piani del rione Piscinola-Chiaiano, a pochi passi dal feudo di Scampia. Disarmato, non ha opposto resistenza all’irruzione di 150 poliziotti della Mobile di Napoli che hanno messo fine alla sua latitanza durata quasi 15 anni. 

In quella casa in affitto, in via Emilio Scaglione, il boss fantasma, come Marco Di Lauro, 39 anni, veniva chiamato, viveva da diverse settimane con la compagna, Cira, parente di un capoclan dell’area vesuviana che sembra avesse favorito la sua clandestinità. La donna era in vestaglia con gli amati gatti, lui in tuta dopo aver fatto pesi per tenersi in forma. In tavola un piatto fumante di pastasciutta e manciate di pistacchi
 
A tradire Di Lauro jr è stata una circostanza estranea alla sua latitanza. A pochi chilometri di distanza, a Melito (Na), un ex killer della cosca e suo vicino di casa, Salvatore Tamburrino, 42 anni, uccideva a colpi di pistola sua moglie, Norina Matuozzo, 33 anni. Prima di costituirsi il femminicida telefonava a Marco, suo vicino di casa e datore di lavoro, per così dire: "Ho ucciso mia moglie, è probabile che ora la polizia venga nel palazzo, sta attento". 

Un incredibile e inatteso corto circuito che fa scattare in fretta e furia il blitz della polizia che teme di perdere di nuovo le tracce del superlatitante, pronto ad eclissarsi dopo la soffiata. "C’è stata una fibrillazione nel primo pomeriggio e da lì ci siamo mossi per arrestare Di Lauro. Tenevamo sotto osservazione quella palazzina da giorni, in casa niente armi e sentinelle. Solo soldi", conferma il questore di Napoli, Antonio De Jesu
 
Quarto dei nove figli di ‘Ciruzzo ‘o milionario’, il padrino Paolo Di Lauro, catturato il 16 settembre 2005 e condannato a tre ergastoli, Marco era considerato, dopo l’arresto del fratello Cosimo, il vero erede della dinasty di Scampia. Chiamato F4 (figlio numero 4) perché così compariva sui libri paga della cosca, il rampollo di Ciruzzo era inserito nell’elenco dei 30 ricercati più pericolosi d’Italia e viene indicato, da un collaboratore di giustizia, come il mandante di quattro omicidi (tra cui quello dell’innocente Attilio Romanò), anche se al momento è stato condannato a 11 anni solo per associazione camorristica.
 
Di Lauro jr era sparito dai radar il 7 dicembre 2004, quando lo Stato assediò Scampia e Secondigliano con mille uomini per un repulisti di 53 ordinanze. Lui riuscì a dileguarsi, indossando abiti e parrucca da donna, come faceva spesso andando in giro in Bmw guidate da esponenti del gentil sesso, purché incensurate. 



Dal 2006, le polizie europee lo cercavano ovunque, soprattutto nell’Europa dell’Est, con piste investigative che si sono spinte fino agli Emirati Arabi. In molti erano convinti che avesse preso il volo all’estero tanto che nell’agosto 2017 c’era anche lui tra i destinatari delle cartoline ironiche diffuse dell’Interpol, indirizzate ai 21 più pericolosi d’Europa: "Ciao Marco, non ti manca il sapore della vera cucina italiana? Torna".
 
I segugi della squadra catturandi erano però convinti che Marco fosse nei paraggi di Scampia e Secondigliano, piazze di spaccio più ricche d’Europa e dove aveva annodato un legame con i ‘girati’ del clan della Vanella-Grassi. Intuizione giusta. 

Dall’anonimo covo il boss non ha avuto il tempo di rifare la valigia, nonostante fosse stato allertato. È stato prelevato in felpa bianca e giubbino e portato in questura con un corteo di trenta auto a sirene spiegate. Prima del trasferimento al carcere di Poggioreale un lungo conciliabolo con i suoi custodi: voleva sapere notizie della compagna e dei gatti. Poi la sortita: un applauso per i poliziotti, urla di ‘bravi, bravi’. Per Di Lauro fischi, sfottò e un’offesa velenosa: ‘munnezz’ (spazzatura).