Torino, 26 luglio 2018 - E' uscito di scena con discrezione come era nel suo stile, scivolato nella «morte naturale» dei comunicati ufficiali. Come se la morte, malgrado la fantasia dell’allestimento, non lo fosse sempre. Complicazioni dopo un’operazione alla spalla, un banale intervento ortopedico. Andirivieni dal coma. E l’ultimo arresto cardiaco alla fine di un mese senza più speranza. Fine delle speculazioni, fonti vicine alla famiglia smentiscono con fermezza la diagnosi oncologica. L’annuncio della scomparsa a 66 anni di Sergio Marchionne viene data alle 11.30 da Exor, l’unica società in cui da sabato l’ex ad di Fca aveva mantenuto un incarico. Tocca a John Elkann dirlo al mondo: «L’uomo è l’amico se n’è andato». Ventotto giugno, il ricovero al Universitatsspital sulla collina che sovrasta di Zurigo dove ufficialmente non è mai stato registrato né fra i pazienti né fra deceduti, in Svizzera l’anonimato è sacro.

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Ventun luglio, il giorno che ha rimescolato il futuro della Fiat con la notizia di una malattia inaspettata e irreversibile. Il 25 sarebbe stata una data da non mancare, l’annuncio di un mezzo miracolo come può esserlo l’azzeramento del debito di un gruppo preso per i capelli sull’orlo del fallimento. Aveva pianificato tutto alla sua maniera, bravo nel fare stare le cose importanti dentro le pieghe del tempo. Una pausa di pochi giorni e poi il ritorno al lavoro. Con quella stanchezza che prima o poi sarebbe passata, nonostante il viso gonfio e le spalle curve dell’ultima uscita fissata dalle telecamere. E tutti, dopo, a vederci i segnali di una strada segnata, il conto presentato dalle troppe sigarette alle quali aveva rinunciato per svapare con umiltà. La parola cancro fa ancora scena e nemesi però si muore in tanti modi. E può essere troppo presto, può non essere giusto. Ma è sempre naturale. C’era quell’inconsapevole profezia, la frase più celebre dell’uomo che diceva di «avere organizzato il caos»: «In tutta sincerità non riesco a vedere un mio futuro dopo la Fiat. Temo di non avere dentro di me l’energia per un altro ciclo di questa intensità».

Sergio Marchionne e Barack Obama nel 2010 (Ansa)

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Manuela Battezzato, 47 anni, al suo fianco da sei e sempre presente nell’ultimo mese, aveva un sogno: «Chissà, forse quando Sergio lascerà avremo un po’ di tempo per una vita normale, un cinema, una vacanza. Ma lo conosco troppo bene per sapere che non sarà così, continuerà a lavorare sempre». Un grande amore della seconda metà della vita, nessuna mondanità, tante passioni condivise a cominciare dalla musica. Si erano conosciuti nel 2012 negli uffici di Fca, lei stava al settore comunicazione. Marchionne aveva chiuso in modo burrascoso il matrimonio con Orlandina e cercava di ricucire il rapporto con i figli Alessio Giacomo e Jonathan Tyler, oggi giovani adulti che vivono in Canada e lavorano alla Philip Morris e alla Ernst&Young e con Manuela sono state presenze invisibili dentro la fortezza sulla collina. Da definirsi data e luogo dei funerali, che saranno comunque in forma strettamente privata, forse vicino a Losanna dove risiede la sua famiglia. Le aziende del gruppo Agnelli – Exor, Fca, Cnh, Ferrari e Juventus – lo ricorderanno a settembre in due cerimonie che si terranno, in momenti diversi, a Torino e a Auburn Hills. 

The New York Times