Le auto incendiate dopo l’impatto. In alto, la colonna di fumo nel cielo di Milano
Le auto incendiate dopo l’impatto. In alto, la colonna di fumo nel cielo di Milano
di Andrea Gianni La scatola nera recuperata fra i resti del velivolo potrà raccontare agli investigatori quello che è successo nei cieli di Milano, mentre verranno messi sotto la lente anche i documenti sulla manutenzione, probabilmente effettuata in Romania, nell’ambito di un’indagine che accende ancora una volta un faro sulla sicurezza aerea. Per modelli come il Pilatus Pc-12, precipitato a San Donato Milanese poco dopo il decollo da Linate, sono previsti secondo gli standard in vigore nell’Unione europea cicli periodici di manutenzione che variano in base alle ore di volo accumulate, in officine in possesso della certificazione ’Parte 145’ e con personale addestrato con quella che fra gli addetti ai lavori è nota come ’Parte 147’. Termini tecnici che si inseriscono nel quadro dei complessi regolamenti europei da seguire per...

di Andrea Gianni

La scatola nera recuperata fra i resti del velivolo potrà raccontare agli investigatori quello che è successo nei cieli di Milano, mentre verranno messi sotto la lente anche i documenti sulla manutenzione, probabilmente effettuata in Romania, nell’ambito di un’indagine che accende ancora una volta un faro sulla sicurezza aerea. Per modelli come il Pilatus Pc-12, precipitato a San Donato Milanese poco dopo il decollo da Linate, sono previsti secondo gli standard in vigore nell’Unione europea cicli periodici di manutenzione che variano in base alle ore di volo accumulate, in officine in possesso della certificazione ’Parte 145’ e con personale addestrato con quella che fra gli addetti ai lavori è nota come ’Parte 147’. Termini tecnici che si inseriscono nel quadro dei complessi regolamenti europei da seguire per chi è in possesso di aerei privati. La manutenzione, in questo caso, potrebbe essere stata eseguita anche fuori dall’Italia, in Romania o in altri Paesi europei.

"Il pilota di un aereo privato è responsabile della manutenzione mentre negli aeroporti vengono effettuati controlli a campione", spiega Paolo Migliavacca, pilota e docente milanese che è nel consiglio di amministrazione della Fondazione 8 Ottobre, nata dopo il disastro aereo di Linate che l’8 ottobre 2001, vent’anni fa, provocò 118 morti. L’incidente di ieri è avvenuto, per macabra coincidenza, nella via che il Comune di San Donato ha dedicato alle vittime della strage del 2001. "Le regole per volare sono molto stringenti anche se il rischio zero non esiste – prosegue Migliavacca –. Analizzando la dinamica, sulla base delle prime ricostruzioni, mi sembra il caso di una ’piantata motore in fase di salita iniziale’. A circa 2mila metri di altezza c’è stato un problema incognito, il velivolo ha perso quota improvvisamente ed è precipitato quasi in verticale. Il problema potrebbe essere nel motore, anche se il Pilatus è un aereo solitamente sicuro". Il PC-12 è un turboelica per il trasporto di passeggeri prodotto dall’azienda svizzera Pilatus Aircrafts. Esiste la versione per il trasporto merci e quella per uso militare "per compiti che vanno dal pattugliamento marittimo, a quelli di ricognitore e piattaforma di comando e controllo nelle missioni di guerra elettronica, mediante l’installazione di radar, apparati elettronici e sistemi all’infrarosso".

A seconda delle versioni il prezzo va dai 4,3 ai 5,4 milioni di dollari. La velocità operativa è intorno ai 500 chilometri orari e il raggio di autonomia è di poco inferiore ai 3mila chilometri. L’aereo che ieri è precipitato con otto persone a bordo, tra cui un bambino, non era al massimo della sua capienza. Può trasportare infatti fino a nove passeggeri, oltre a due piloti. È decollato alle 13.04 dall’aeroporto di Linate, con codice di identificazione YR-PDV. Ha percorso 19 chilometri, prima di schiantarsi, alle 13.07 contro un edificio dove sono in corso lavori di ristrutturazione, fortunatamente ieri senza persone all’interno. È precipitato con una velocità di 270 chilometri orari dopo aver raggiunto un minuto prima la velocità di punta di 353 chilometri orari. L’ultimo volo risale alla mattina dello scorso 30 settembre, quando l’aereo aveva percorso la tratta Bucarest-Milano Linate in 3 ore e 19 minuti. Poi è rimasto parcheggiato nell’area riservata agli aerei privati dell’aeroporto alle porte di Milano, fino del decollo per fare rotta verso Olbia e al tragico incidente.

"L’analisi dei resti dell’aereo, oltre alla scatola nera, sarà decisiva per ricostruire quello che è successo – spiega il professor Italo Oddone, del dipartimento di Scienze e Tecnologie aerospaziali del Politecnico di Milano –. Dallo stato del motore e dell’elica si potrà capire se c’è stata un’avaria e di che tipo. In questo momento si possono solo azzardare ipotesi, di certo le regole sulla manutenzione sono stringenti e in un grande aeroporto come Linate è difficile pensare di poter evitare controlli se non si hanno le carte in regola". Carte, su manutenzione e stato del velivolo, che ora verranno messe sotto la lente della procura di Milano e dall’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo, che ha inviato i suoi investigatori a San Donato.