Roma, 16 maggio 2018 - Continua la polemica sui manifesti choc affissi in alcune zone di Roma dall'associazione antiabortista Citizen-Go, sui quali si legge che "l'aborto è la prima causa di femminicidio al mondo". Ieri il Campidoglio ha inviato una diffida al concessionario degli impianti dove si trovano i manifesti antiabortisti, ritenuti inappropriati dal codice comunale delle affissioni in quanto "lesivi del rispetto delle libertà individuali e dei diritti civili e politici". A quanto si apprende sarebbero già iniziate le operazioni di rimozione da parte dello stesso concessionario degli spazi pubbblicitari, ubicati principalmente nella zona del Municipio II di Roma, in particolare nei pressi di piazza Bologna.

Secondo Filippo Savarese di CitizenGo, "la censura politica del Comune di Roma è un attacco senza precedenti alla libertà di espressione di chi difende la vita dal concepimento alla morte natural"."È una violazione delle libertà costituzionali inaudita, che dimostra l'esistenza di un regime di pensiero sui temi bioetici che non tollera diversità di vedute" ha continuato Savarese. CitizenGo ha poi annunciato, in una nota pubblicata oggi, una nuova campagna, "con nuovi manifesti ed immagini sui social, sempre sotto l'hashtag #stopaborto, questa volta in occasione del 17 maggio, giornata internazionale contro l'omofobia".

Ieri alcuni esponenti politici come Debora Serracchiani (Pd) e Monica Cirinnà (Pd) avevano criticato fortemente l'iniziativa facendo notare come in Italia il numero di aborti sia diminuito con costanza negli ultimi dieci anni e come il nostro Paese sia al di sotto della media europea per numero di interruzioni di gravidanza.