I talebani sono pronti a riprendere le esecuzioni capitali e le amputazioni di arti sui criminali nel risorto emirato islamico dell’Afghanistan, anche se, forse, senza il sinistro autocompiacimento pubblico degli anni Novanta. E avvertono l’Occidente di non interferire negli affari interni del Paese. Lo annuncia in un’intervista all’Ap il mullah Nooruddin Turabi, ministro del sistema carcerario. "Il taglio delle mani è necessario per la sicurezza", afferma il mullah ricordando che quando veniva praticato aveva un effetto deterrente. I talebani hanno inoltre dichiarato che si "svilupperà una politica" sulla possibilità di aprire al pubblico le esecuzioni come 20 anni fa. Allora veniva chiesto ai familiari dei condannati di ucciderli con un colpo di arma da fuoco in cambio di soldi, mentre per i ladri la punizione era l’amputazione di una mano, mentre per il reato di rapina in autostrada venivano amputati una mano e un piede. "Seguiremo l’Islam e faremo le nostre leggi basate sul Corano. Nessuno ci dirà quali dovrebbero essere le nostre leggi", ha ribadito il ministro talebano Turabi.