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24 mag 2022

"Mani pulite? Fu una falsa rivoluzione"

Stefania Craxi e Michele Brambilla alla presentazione del libro di Filippo Facci. La senatrice FI: "L’inchiesta si rivelò un fallimento"

24 mag 2022
massimiliano mingoia
Cronaca
Stefania Craxi e Michele Brambilla ieri al Pirellone di Milano per la presentazione del libro di Facci
Stefania Craxi e Michele Brambilla ieri al Pirellone di Milano per la presentazione del libro di Facci
Stefania Craxi e Michele Brambilla ieri al Pirellone di Milano per la presentazione del libro di Facci
Stefania Craxi e Michele Brambilla ieri al Pirellone di Milano per la presentazione del libro di Facci
Stefania Craxi e Michele Brambilla ieri al Pirellone di Milano per la presentazione del libro di Facci
Stefania Craxi e Michele Brambilla ieri al Pirellone di Milano per la presentazione del libro di Facci

di Massimiliano Mingoia "Mani Pulite? Una falsa rivoluzione". Alla fine i giudizi dei relatori presenti, politici e giornalisti, collimano. Siamo nella Sala Pirelli del Pirellone, a Milano, al dibattito Mani Pulite, 30 anni dopo organizzato ieri pomeriggio dal capogruppo di FI in Regione Lombardia Gianluca Comazzi. Dietro al tavolo dei relatori ci sono la neopresidente della commissione Esteri del Senato Stefania Craxi, il direttore di Quotidiano Nazionale-il Resto del Carlino Michele Brambilla, il direttore di Libero Alessandro Sallusti e il giornalista e autore del libro La guerra dei trent’anni Filippo Facci. A dar fuoco alle polveri è la figlia dell’ex leader socialista Bettino Craxi, Stefania, che tornando al 1992, ai giorni di Tangentopoli e di Mani Pulite, parte da un paragone bellico ("c’era l’angoscia di trovarsi sotto un bombardamento") e riassume così i numeri dell’inchiesta che rese famoso l’allora pm Antonio Di Pietro: "Ventiduemila avvisi di garanzia, 3mila persone arrestate, 4mila processi a fronte di qualche centinaio di condanne. Insomma, un fallimento. Ma tante persone oneste hanno perso l’onore". Certo, la Craxi ammette che "i partiti arrivarono in ritardo all’appuntamento con la storia, non c’era stata la riforma istituzionale necessaria. Ma in tanti si misero al servizio di una falsa rivoluzione". È lei, la figlia di quello che Di Pietro, in privato, e molti giornali, pubblicamente, all’epoca ribattezzarono “il Cinghialone’’, a utilizzare per prima le parole "falsa rivoluzione". È sempre lei a virare sull’attualità politica: "La riforma Cartabia? Rischiamo di investire soldi in un sistema che non funziona. Mi appello ai cittadini: il 12 giugno andate a votare i referendum sulla giustizia". Il direttore di Qn-il Resto del Carlino Michele Brambilla, invece, racconta la sua esperienza da cronista nel 1992, quando lavorava per il Corriere della Sera e la sera del 17 febbraio 1992 scrisse l’articolo sull’arresto di Mario Chiesa, il presidente ...

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