Lunedì 22 Aprile 2024

Manganellate agli studenti, è bagarre politica. FdI attacca la sinistra: "Fomenta le violenze". E il Pd accusa il governo

Schlein contro Meloni: "Gravi parole del suo partito, lei prenda posizione". Il ministro Tajani: "Chi ha sbagliato pagherà, ma non toccate la polizia"

Firenze, 25 febbraio 2024 – Si scomodano le lotte di classe, si rievocano il Sessantotto e il Settantasette. È portatrice di gravi tensioni la giornata che doveva essere condivisa per il cessate il fuoco in Palestina e in Ucraina, a due anni dal conflitto. S’imbarbariscono i toni della politica coi manganelli ancora inzuppati del sangue degli studenti che manifestano per la pace. Si levano subito i "chi ha sbagliato pagherà", ma i pozzi sono avvelenati. Il vicepremier Tajani si rivolge alla sinistra, puntando l’attenzione su quelli che chiama "processi alle forze dell’ordine".

Risponde duramente la segretaria dem Schlein, particolarmente disturbata dalla nota di Fratelli d’Italia, veicolata con le parole del responsabile dell’organizzazione Giovanni Donzelli. "Il ministro dell’Interno prenderà provvedimenti necessari se qualcuno ha sbagliato", incalza Antonio Tajani dal palco del congresso di Forza Italia che lo ha appena eletto segretario nazionale.

La ragazza manganellata in piazza
La ragazza manganellata in piazza

Dunque c’è qualcuno che ha sbagliato? La memoria corre a Genova, ai cortei del Social forum del 2001. Alle aggressioni, alle botte. Al processo. Fu un’altra storia. Ma il richiamo della memoria fa suonare l’allarme. Chi ha assistito s’indigna, chi l’ha vissuto denuncia. "Non si mettono sotto processo tutte le forze dell’ordine", chiarisce Tajani, parlando di "responsabilità è individuale". Il neosegretario azzurro indirizza un siluro alla sinistra: "Le forze dell’ordine non si toccano. Sono figli del popolo, non sono figli di radical chic – puntualizza Tajani –. Come diceva Pasolini e aveva ragione: a Valle Giulia da una parte c’erano i figli del popolo e dall’altra gli studenti".

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Il nastro che dà lo stop "al processo sommario alle forze dell’ordine" è ripreso da Tommaso Foti, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera. Stesso canovaccio usa il responsabile organizzazione di FdI Giovanni Donzelli: "Le forze dell’ordine non sono e non resteranno sole. Le donne e gli uomini che con la divisa difendono e rappresentano tutti i giorni gli italiani".

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Si innesca un cortocircuito irreversibile. La reazione della segretaria del Pd è durissima e ferma. "Le parole di Mattarella hanno detto tutto quello che si doveva dire" sui fatti di Pisa, dice Elly Schlein. "Ma colpisce il silenzio del governo e di Piantedosi, Meloni si esprima su quanto accaduto ieri, sulle manganellate agli studenti, sui minori ammanettati a terra, sulla gestione dell’ordine pubblico e sul clima di repressione che ha superato nettamente il limite", è la denuncia della segretaria dem. Ma è soprattutto la nota di FdI a non andare giù a Schlein: "Sono dichiarazioni gravi e inaccettabili", dice dal palco di un convegno a Milano.

Ieri i ragazzi erano tornati in classe. Ma il clima non era quello di un sabato mattina. A Firenze come a Pisa. Prefetto e questore nella città della Torre pendente restano in silenzio, al comitato per l’ordine e per la sicurezza si parla dei fatti senza resoconti pubblici. La rabbia emerge dalle parole degli studenti del liceo Machiavelli-Capponi di Firenze. "Non è tollerabile – dicono –. Non siamo terroristi, volevamo esprimere il nostro dissenso. Ma non ce lo permettono neppure a scuola: nei giorni scorsi ci hanno minacciato di metterci note o voti bassi se avessimo aderito allo sciopero. Ma noi non possiamo e non vogliamo far finta di nulla".

Intanto parte la prima denuncia. Quella di Maria, studentessa universitaria fiorentina, colpita in volto: "Sto cercando di raccogliere i video di chi era lì e ha filmato". La 21enne è stata dimessa dall’ospedale con una prognosi di venti giorni, con il naso rotto e un taglio sotto l’occhio destro. "Fa ancora male – racconta – faccio fatica ad aprire l’occhio". Ma ciò che più fa male è un’altra ferita.