Il capo della Protezione civile Angelo  Borrelli  con il governatore ligure Toti (Ansa)
Il capo della Protezione civile Angelo Borrelli con il governatore ligure Toti (Ansa)

Roma, 23 ottobre 2019 - Angelo Borrelli, capo della Protezione civile. Ha dichiarato: certe norme impediscono la manutenzione del territorio.
«Nella riunione con i sindaci è emersa questa istanza, l’esigenza di garantire ad esempio la pulizia degli alvei dei fiumi. Non si riesce a fare perché ci sono vincoli, anche ambientali. Così non si può intervenire per tagliare gli alberi. Si rischia il penale».

Stessi ragionamenti dell’anno scorso, dopo la tempesta Vaia.
«Non solo. Il 13 giugno sono stato nel Lecchese. Uno dei sindaci colpiti dall’emergenza mi ha chiesto: perché posso pulire il canale oggi e non ho potuto farlo prima, quando avrei evitato danni e il rischio di morti e feriti?».

Quindi cosa serve?
«Bisogna semplificare, consentire agli amministratori di poter intervenire, per pulire i fiumi e portare via la ghiaia se è d’intralcio. Con un trattamento che dev’essere previsto nelle norme ambientali. Non si deve arrivare a un’ordinanza di protezione civile, con deroghe».

Ha già avanzato questa richiesta in passato. Perché siamo sempre allo stesso punto?
«Questo è un tema di sensibilità, anche politica. Spero sia la volta buona. Serve un emendamento alla normativa in materia ambientale. Io mi riprometto di ripresentare la questione, al premier e al ministero dell’Ambiente. Questa cosa la dobbiamo affrontare, nel primo provvedimento utile».

Lei ha ricordato: i piccoli centri hanno carenza di tecnici. Come si possono aiutare, concretamente?
«Con il progetto che stiamo portando avanti insieme ad Anci, si chiama continuità amministrativa. Quando c’è un’emergenza, gli altri comuni consentono ai propri dipendenti di dare una mano. E’ il principio della solidarietà. Ovvio che si dovranno prevedere meccanismi di sostituzione temporanea quando l’impiego dovesse diventare più lungo».

La Protezione civile che lei dirige dà grande prova di sé nelle emergenze. Ma come si può accettare di morire per maltempo?
«Noi stiamo investendo nella tecnologia. Dall’anno prossimo avremo una piattaforma di allertamento della popolazione, arriverà su tutti i telefonini. Bene lo sforzo dello Stato, ma serve anche l’attenzione del cittadino».

Stavolta quanti uomini sono stati mobilitati?
«Più di mille. Vorrei ringraziare i volontari e tutte le forze in campo. Una risorsa per il Paese».