Un enorme albero caduto a Milano (Newpresse)

Roma, 2 novembre 2018 - "Ho appena saputo che solo in Val di Fiemme sono stati abbattuti un milione e mezzo di metri cubi di legname, vuol dire che è andato giù grosso modo un milione e mezzo di alberi. Un’ecatombe anche in altre zone del Trentino, in Lombardia, Veneto, Friuli... Intere foreste, spesso plurisecolari, sono state danneggiate in un modo che mai nessuno aveva visto prima. Rase al suolo, come se fosse arrivato il famoso meteorite siberiano. Raffiche di vento a 100-150 chilometri all’ora, con vortici e trombe d’aria". Giustino Mezzalira, dottore forestale dell’agenzia Veneto Agricoltura, alza lo sguardo come se sorvolasse il nostro arco alpino in elicottero e conclude: "Siamo di fronte a un cataclisma".

Maltempo, altri 4 morti al Nord

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Abbiamo appena finito di contare le vittime, provocate dal crollo degli alberi (FOTO). Sono diventate nove con i due morti della Val d’Aosta e il terzo dell’Alto Adige, un 53enne che era finito con l’auto contro piante abbattute dal vento e si è spento all’ospedale. "C’è bisogno di una manutenzione programmata e preventiva", era stato il grido d’allarme di Angelo Borrelli, capo della Protezione civile. "Non abbiamo una politica forestale seria – il richiamo di Mezzalira –. La parola chiave si chiama prevenzione. La pronunciamo ogni volta, dopo un disastro. Gli alberi sono organismi viventi che diventano adulti, invecchiano e cominciano a deperire. Se c’è un piano del verde, li conosciamo uno per uno e sappiamo come stanno. Quando il responso è infausto la pianta va abbattuta, senza gente che si metta ad abbracciarla, e va sostituita. Noi purtroppo siamo troppo presi a ragionare con la pancia. Invece la sicurezza per me viene prima di tutto. Se un albero, come quelli che abbiamo visto finire sulle auto e uccidere le persone, si è sradicato dalla base, vuol dire che aveva il ceppo marcio". Magari a causa delle carie, provocate dai funghi.

"Il problema più serio è dato da quelli che attaccano gli apparati radicali, il vero ancoraggio - chiarisce Mezzalira –. Così quando arriva la tempesta, con un vento talmente forte da provocare anche torsioni, la pianta si stacca e cade, senza alcun preavviso". Per questo, insistono gli esperti, servono cure. Dall’esame visivo a quello strumentale con i tomografi, che permettono di ‘fotografare’ alla perfezione cosa c’è dentro. Ma i Comuni investono sul verde? "In genere pochissimo - non ha dubbi Mezzalira –. E spesso a giudicare se l’albero sta bene è il geometra, magari l’ingegnere addetto alle strade. Davvero raro trovare un agronomo o un forestale".

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