Luigi

Caroppo

Qualcuno vuol pensare che debba essere vincolata l’offerta fatta come dimostrazione di solidarietà e come sostegno per l’avvio di una vita migliore? Malika Chalhy, la ragazza toscana che ha reso noto la sua omossessualità ed è dovuta fuggire dalla famiglia, è ancora protagonista. Ora è al centro di polemiche, soprattutto sui social, perché dopo aver ricevuto una raccolta fondi da tutt’Italia in seguito alla cacciata di casa, ha usato parte del fondo per acquistare una Mercedes e altri beni non proprio fondamentali. Lei ha fatto sapere di aver messo a disposizione anche soldi per onlus e fondazioni.

Ma la polemica non si è fermata. Sbeffeggiata e anche offesa on line. Ma partecipare a una raccolta fondi vuol dire che quei soldi devono essere destinati da chi li riceve per forza a beni primari? Oppure non si può pensare che chi dona lo fa senza vincoli proprio per testimoniare una pacca sulla spalla, per dare un aiuto a trovare la direzione migliore per la propria vita, lontana da pregiudizi e luoghi comuni? Malika è catapultata nel vortice dell’opinione pubblica. Simbolo dell’amore senza confini, ha fatto conoscere la sua storia con coraggio. E ha sfidato anche la famiglia decidendo di seguire i sentimenti. Ha assecondato un suo desiderio: comparsi un’auto. Non ha acquistato un’utilitaria, è vero. Ma quale ragazzo non pensa in grande a quell’età? Se quei soldi hanno dato la possibilità di realizzare un sogno di rinascita non sono stati buttati via.