La ministra per le Politiche giovanili Fabiana Dadone, classe 1984, mentre effettua il test antidroga del capello
La ministra per le Politiche giovanili Fabiana Dadone, classe 1984, mentre effettua il test antidroga del capello
Non bastasse la legge Zan, lo ius soli, il voto ai sedicenni o la questione del fine vita: un altro tema irrompe nella maggioranza allargata di Draghi e rischia di buttare nuova benzina sul fuoco. Si tratta della legalizzazione delle droghe leggere, su cui leghisti e forzisti da un lato, e grillini dall’altro ieri se ne sono dette di tutti i colori mentre il Pd stava a guardare. Ad innescare la miccia, un doloroso caso di cronaca: un malato di artride reumatoide, Walter De Benedetto, imputato per aver coltivato cannabis a casa e assolto con formula piena dal...

Non bastasse la legge Zan, lo ius soli, il voto ai sedicenni o la questione del fine vita: un altro tema irrompe nella maggioranza allargata di Draghi e rischia di buttare nuova benzina sul fuoco. Si tratta della legalizzazione delle droghe leggere, su cui leghisti e forzisti da un lato, e grillini dall’altro ieri se ne sono dette di tutti i colori mentre il Pd stava a guardare. Ad innescare la miccia, un doloroso caso di cronaca: un malato di artride reumatoide, Walter De Benedetto, imputato per aver coltivato cannabis a casa e assolto con formula piena dal tribunale di Arezzo.

Per i giudici toscani non è reato produrre cannabis in giardino se l’uso è terapeutico. E’ una sentenza di primo grado, non fa giurisprudenza o comunque, non fa legge. Ma il fronte antiproibizionista esulta, convinto che possa essere un pertugio per allentare le maglie delle norme attuali. In prima fila, la ministra della gioventù Dadone: "È un giorno storico. Mi sento di festeggiare la sentenza e lo faccio con un test antidroga del capello. Invito per l’ennesima volta a un atto di coerenza pubblica i detrattori della legalizzazione della marijuana che ritengono cattivi maestri quelli a favore". Per l’ala destra della maggioranza, già irritata per la delega alle politiche antidroga concessa da Draghi alla grillina, l’uscita ha l’effetto di una bomba. L’idea di cambiare la legge, aprendo alla produzione di cannabis a fini terapeutici "anche ai privati e di semplificare la burocrazia", come chiede il capogruppo in commissione Giustizia alla Camera del M5s, Eugenio Saitta, proprio non gli garba. Altro che alba di un nuovo giorno, è il coro che si leva da queste parti: il verdetto è solo l’eccezione che conferma la regola.

"La ministra si deve dare una calmata: questo è un governo di unità nazionale, i temi divisivi vanno messi nel cassetto. Sono tabù", dichiara il senatore della Lega, Pagano. Gli dà manforte il collega Morrone: "E’ da irresponsabile utilizzare quella sentenza come un grimaldello per aprire la strada alla legalizzazione della cannabis". Se la ride Gasparri (Fi): "La strada della legalizzazione non ci sarà mai. Ci sarà presto, invece, la strada del ritorno a casa della Dadone. Qualche tempo fa mi ha confidato che pure la mamma la critica per queste sue uscite". Anche gli antiproibizionisti non le mandano a dire: se la Bonino mostra in Senato una foto di De Benedetto, definendo "grottesco" il caso, una mozione dell’Assemblea siciliana impegna il governo regionale di Musumeci a fare di tutto per modificare la legge e consentire la coltivazione domestica per uso personale della cannabis. Come, oltre ai 5stelle, chiedono Radicali e Associazione Coscioni. Tant’è: si parlano lingue diverse, rispecchiate nei tre ddl sulla materia (uno leghista, uno M5s e uno dei radicali) che giacciono a Montecitorio.

Antonella Coppari