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5 giu 2022

Maggioranza sempre più in crisi Le comunali misurano la febbre

Governo a rischio in Parlamento sull’Ucraina. Il 12 giugno al voto 9 milioni di italiani: test per la tenuta dei partiti

5 giu 2022
Il premier Mario Draghi (74 anni) alle prese con una maggioranza composita
Il premier Mario Draghi (74 anni) alle prese con una maggioranza composita
Il premier Mario Draghi (74 anni) alle prese con una maggioranza composita
Il premier Mario Draghi (74 anni) alle prese con una maggioranza composita
Il premier Mario Draghi (74 anni) alle prese con una maggioranza composita
Il premier Mario Draghi (74 anni) alle prese con una maggioranza composita

ROMA

Un’antica regola non scritta della politica italiana dice che ogni elezione è decisiva. Così non è, ovviamente. Ma alcune elezioni determinanti lo sono davvero. Le amministrative del 2021 (votavano 1.192 comuni per oltre 12 milioni di votanti), politicamente, non lo furono: eppure, al voto andavano importanti e grandi città (tra cui Torino, Bologna, Roma, Napoli, Trieste). Si tennero in autunno, il governo Draghi era in sella da pochi mesi. Il confronto fu aspro e il centrosinistra uscì nettamente vincente (15 capoluoghi di provincia vinti su 20, solo quattro al centrodestra, una vera debacle), i Cinque Stelle persero la guida delle uniche due grandi città che amministravano (Torino e Roma) e nel centrodestra iniziò la notte dei lunghi coltelli.

Al confronto, le amministrative del 12 giugno sono una bazzecola: 978 i comuni al voto per 9 milioni di votanti, 26 capoluoghi di provincia alle urne, di cui solo quattro capoluoghi di regione (Genova, L’Aquila, Palermo, Catanzaro). Ma in politica conta il contesto. E il contesto è quello di una maggioranza di governo sempre più sfibrata, in cui il gioco del braccio di ferro ha portato Draghi a un passo dal mollare, anche se poi, rilanciando, ha vinto strappando ai partiti faticosi compromessi.

Il caso, però, vuole che dieci giorni dopo la chiusura delle urne, il 21 giugno, il governo sia atteso a un voto cruciale sulla crisi ucraina. M5s e Lega potrebbero convergere su una mozione che chiede il "no" all’invio di nuove armi e pone, come unico punto dirimente per l’azione del governo "la pace". In pratica, salterebbe la maggioranza – dato che ne nascerebbe una trasversale e pacifista – e si aprirebbe la crisi di governo. Il ministro leghista Giorgetti ha lanciato il suo campanello d’allarme, una sirena sfonda timpani: "Il dibattito del 21 giugno è un passaggio rischioso". Si vedrà.

Certo è che, sullo stato di salute di partiti, leader e coalizioni inciderà anche il test delle amministrative (e, ovvio, dei referendum). A bocce ferme, il centrodestra si presenta unito in 20 capoluoghi su 26 (mancano all’appello Verona, Parma, Viterbo, Catanzaro) e il centrosinistra in 18 su 26, ma il M5s presenta zero candidati sindaci su 18 ed è presente con il suo simbolo solo in 13 città capoluoghi di provincia. Ma i numeri non dicono tutto, anzi. Politicamente Fratelli d’Italia gareggia per diventare primo partito e sopravanzare la Lega nel centrodestra. Forza Italia lotta per restare centrale. I 5Stelle per la loro stessa sopravvivenza. Il Pd punta a consolidare il suo 20% e a strappare comuni al centrodestra. Si parte, infatti, da 18 su 26 giunte uscenti nei capoluoghi di provincia in mano al centrodestra (3 Lega, 3 Fd’I, 6 FI, 4 partiti minori) mentre il centrosinistra controlla 5 sindaci uscenti (3 del Pd e 2 di indipendenti).

Ettore Maria Colombo

© Riproduzione riservata

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