"Il Pd conferma che presenterà nei prossimi giorni una mozione di sfiducia nei confronti del sottosegretario leghista, Claudio Durigon (nella foto), se non dovessero arrivare prima le sue dimissioni". Enrico Borghi, responsabile Sicurezza della segreteria, è uno di quei dem le cui parole vanno lette con attenzione....

"Il Pd conferma che presenterà nei prossimi giorni una mozione di sfiducia nei confronti del sottosegretario leghista, Claudio Durigon (nella foto), se non dovessero arrivare prima le sue dimissioni". Enrico Borghi, responsabile Sicurezza della segreteria, è uno di quei dem le cui parole vanno lette con attenzione. Espressione, politicamente parlando, di Base riformista, è come se stesse parlando direttamente Enrico Letta.

"Per noi valgono le cose già dette: le dichiarazioni di Durigon – dice Borghi – sono incompatibili con la presenza in un esecutivo repubblicano. Antifascismo e rispetto delle vittime della mafia sono due elementi strutturali". Quindi, se Durigon non dovesse dimettersi prima, "il Pd presenterà una mozione di sfiducia e il Parlamento si esprimerà", conferma Borghi. Al netto della condanna iniziale di Letta, una presa di posizione così drastica del Pd non c’era stata. E, dato che sia il M5s sia la sinistra (LeU e SI) hanno annunciato lo stesso intendimento, la sorte di Durigon appare segnata. A meno che, all’atto della mozione (‘di censura’ perché le mozioni di sfiducia individuali, per i sottosegretari, non sono ammissibili), Renzi e Iv non votino compatti col centrodestra.

O a meno che Durigon non si dimetta prima. Matteo Salvini lo difende, assicurando che non ha parlato del ‘caso’ Durigon con Draghi di ieri, ma il resto degli ex alleati giallorossi ne chiede la testa. Anche il sindaco dem di Firenze, Nardella, non ha dubbi: "I membri del governo giurano sulla Costituzione. Su tutta, non solo su una parte. Incluso il passaggio sull’apologia del fascismo", nota Nardella.

e.m.c