'Ma rientra tutto' dice Salvatore Buzzi, braccio destro di Massimo Carminati nella cupola affaristica romana, in un fermoimmagine di un video di un'intercettazione telefonica dei carabinieri del Ros contenuta nell'ordinanza dell'inchiesta "Mondo di mezzo", Roma, 3 dicembre 2014. 
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'Ma rientra tutto' dice Salvatore Buzzi, braccio destro di Massimo Carminati nella cupola affaristica romana, in un fermoimmagine di un video di un'intercettazione telefonica dei carabinieri del Ros contenuta nell'ordinanza dell'inchiesta "Mondo di mezzo", Roma, 3 dicembre 2014. ANSA / UFFICIO STAMPA CARABINIERI ROS ++HO - NO SALES EDITORIAL USE ONLY - NO ARCHIVE++

Bologna, 5 dicembre 2014 - L’inchiesta ‘Mafia capitale’ che ha scoperchiato il malaffare romano e sta sconvolgendo l’Italia intera arriva fino a Bologna e colpisce due dirigenti del Consorzio nazionale servizi (Cns), il colosso della cooperazione associato a Legacoop da 644 milioni di fatturato con sede in città. Il primo è Salvatore Buzzi, 59 anni, romano, l’uomo della coop sociale ‘29 Giugno’ che reinseriva detenuti, gestiva i campi rom nella capitale ed era il braccio destro del capo della banda, l’ex Nar Massimo Carminati. Buzzi, arrestato dai carabinieri del Ros, era anche membro del Consiglio di sorveglianza del Cns (è stato espulso ieri).

L’altro indagato è Salvatore Forlenza, 61 anni, dirigente del consorzio nel settore rifiuti, potentino d’origine ma da anni residente a Latina, accusato di turbativa d’asta. I pm romani, che gli contestavano l’aggravante mafiosa, avevano chiesto per lui il carcere, ma il gip Flavia Costantini ha escluso l’aggravante e respinto la richiesta. Al centro dell’attenzione degli inquirenti ci sono due appalti che riguardano Cns. Il primo risale al 2012 e riguardava la raccolta dei rifiuti a Roma, per un valore di 21,5 milioni. Il bando, indetto da Ama, fu vinto da Cns, che si aggiudicò 4 lotti su 5, assegnandone una parte alla coop ‘29 Giugno’ di Buzzi, che incassò 4 milioni. I pm sostengono che il giorno dopo, per quell’aggiudicazione, furono donati 30mila euro alla Fondazione dell’allora sindaco di Roma Gianni Alemanno. Buzzi nelle intercettazioni tira in ballo il Cns, suo malgrado: «C’è un tempo per tutto ricordatelo – dice a Carminati – io oggi sono messo bene, sto dentro al consiglio del Cns, sono ri... riverito... non c’ho debiti con nessuno, a cooperativa siamo arrivati a 986 persone, sono... tante, eh?».

Il Cns è sotto choc: «Siamo rimasti esterrefatti – dice Brenno Peterlini, presidente del Consiglio di sorveglianza del Cns –. Come tutti, avevamo un’ottima considerazione di Salvatore Buzzi. Come i rappresentanti di altre coop socie del Consorzio, anche lui fa parte del Consiglio di sorveglianza di Cns, una struttura che non ha alcuna delega operativa. Quanto fatto da Buzzi è gravissimo: abbiamo già convocato l’assemblea dei soci per procedere, entro la prossima settimana, alla sua estromissione».

Il nome di Salvatore Forlenza, un big della Legacoop laziale, compare invece in riferimento all’altra gara, del 2013-2014, per la raccolta differenziata da 12 milioni, in cui venne posticipato il termine per presentare le offerte. Nello scontro fra Buzzi e un’altra coop, «Forlenza di Cns» interviene «per trovare la quadra» (si legge nelle intercettazioni). Alla fine l’accordo si trova e i pm scrivono che Buzzi fa preparare per Forlenza una busta con 5mila euro da ritirate alla coop ‘29 Giugno’. Il gip considera comunque il ruolo di Forlenza nella banda limitato.

Altre coop bolognesi vengono citate dagli indagati, più che altro come avversarie nelle gare. Le coop bolognesi si costituiranno parte civile nel futuro processo su ‘Mafia capitale’. I tre presidenti Rita Ghedini (Legacoop), Daniele Passini (Confcooperative) e Massimo Mota (Agci), esprimono «rabbia e indignazione».