di Viviana Ponchia Una gogna, come dice il magistrato. Per mesi non è uscita di casa. Non mangiava, non si lavava. La madre era costretta a buttarla giù dal letto e a infilarla a forza nella doccia. Fuori il mondo era crollato. Vent’anni, vittima di revenge porn. Non più maestra, solo il nulla dietro curriculum spediti invano dopo essere stata costretta a dimettersi. Una poco di buono. L’ex fidanzato aveva fatto circolare sulla chat dei compagni della squadra di calcio le sue foto e un video a luci rosse. La scuola aveva saputo. Ieri il pm Chiara Canepa ha chiesto una condanna a 14 mesi per la direttrice dell’istituto e 12 mesi...

di Viviana Ponchia

Una gogna, come dice il magistrato. Per mesi non è uscita di casa. Non mangiava, non si lavava. La madre era costretta a buttarla giù dal letto e a infilarla a forza nella doccia. Fuori il mondo era crollato. Vent’anni, vittima di revenge porn. Non più maestra, solo il nulla dietro curriculum spediti invano dopo essere stata costretta a dimettersi. Una poco di buono. L’ex fidanzato aveva fatto circolare sulla chat dei compagni della squadra di calcio le sue foto e un video a luci rosse. La scuola aveva saputo. Ieri il pm Chiara Canepa ha chiesto una condanna a 14 mesi per la direttrice dell’istituto e 12 mesi per la madre di una delle bambine che aveva fatto la spia. Violenza privata. La gogna. L’ex fidanzato ha già chiesto la messa in prova dopo avere pagato un risarcimento, in aula si avvale della facoltà di non rispondere.

All’udienza c’è la madre della ragazza: "Il lavoro era tutto per mia figlia. Appena diplomata è stata assunta nel nido dal quale

è stata costretta ad andarsene". La ragazza aveva deciso di dirlo ai genitori: "Mamma, papà, vi devo parlare. Ho mandato delle foto al tipo che frequentavo, lui le ha condivise sulla chat del calcetto e sono arrivate alla scuola. Mi hanno costretto a firmare le dimissioni. E sono stata umiliata. Mi hanno detto che così non troverò più lavoro, nemmeno a pulire i bagni in stazione".

Era il 28 marzo 2018. Stava per perdere il posto, la stima in se stessa, la fiducia negli altri. Un’amica dice che questa storia ha incrinato il rapporto con il fratello, oggi si salutano appena. La madre accusata di avere inoltrato le foto ad altre mamme si tira fuori: "Ho incontrato la maestra. Lei piangeva e io volevo solo aiutarla. Mi ha detto di aver capito, ci siamo abbracciate. Le ho detto: per qualsiasi cosa io sono qui". La direttrice del piccolo asilo "di ispirazione cattolica" racconta la sua versione: "Non volevo licenziarla, è stata lei a raccontarmi tutto al mattino e a dirmi che era successo un pasticcio, che non poteva più lavorare e si vergognava a guardare in faccia i genitori dei bambini perché tutti sapevano". Insiste: "Continuava a cambiare versione sulle sue dimissioni e per questo, non per le foto, si è rotto il rapporto di fiducia con lei. Mi ha accusata di essere bugiarda. Ho mandato quei messaggi in chat perché ero arrabbiata e mi è partito l’embolo". Nei messaggi la direttrice scriveva alle colleghe: "Mandiamola via, cercate di farla sbagliare: qualsiasi cosa succeda mi chiamate e io lo prendo come pretesto per mandarla via".

Lei si difende: "Quando mi ha raccontato che cosa le era successo le dissi di andare a casa e farsi una doccia. Di parlare con i suoi genitori, di andare dai carabinieri e denunciare quel ragazzo. Piangeva disperatamente, stavo male per lei". Con le altre insegnanti, solo un "clima di conforto". "Mi disse che io mi ero inventata tutto – continua la direttrice –. Ma quasi tutte le maestre dissero che sapevano delle foto". I genitori dei piccoli alunni, a quel punto, si dicono preoccupati: "Il mio nido aveva pochi bambini, il timore che portassero via i loro figli era forte. E sarebbero bastate due rette in meno perché non potessi pagare più le maestre".