"Io prendo ogni pretesto per mandarla via. Cercate di farla sbagliare". È il frammento di un messaggio audio attribuito alla preside della scuola del Torinese dove lavorava la giovane maestra 22enne – vittima di revenge porn –, finita al centro di critiche dopo la diffusione (da lei non voluta) di immagini intime. Il brano è stato fatto ascoltare ieri in tribunale, a Torino, al processo a carico della preside. Nell’audio la donna si rivolgeva via chat alle colleghe della maestra. "Allora ragazze, ho pensato di fare un vocale: domattina mi darete tutti i cellulari...

"Io prendo ogni pretesto per mandarla via. Cercate di farla sbagliare". È il frammento di un messaggio audio attribuito alla preside della scuola del Torinese dove lavorava la giovane maestra 22enne – vittima di revenge porn –, finita al centro di critiche dopo la diffusione (da lei non voluta) di immagini intime. Il brano è stato fatto ascoltare ieri in tribunale, a Torino, al processo a carico della preside. Nell’audio la donna si rivolgeva via chat alle colleghe della maestra. "Allora ragazze, ho pensato di fare un vocale: domattina mi darete tutti i cellulari perché ho paura che lei possa prendere come pretesto qualsiasi cosa per danneggiarci. Per favore, cercate di indurla a fare qualcosa di sbagliato: qualsiasi cosa succeda mi chiamate e io lo prendo come pretesto per mandarla via. Fatemi sta cortesia, io non più cosa fare".

La nota vocale nel gruppo WhatsApp delle maestre era stata inviata il giorno dopo che la giovane vittima di revenge porn era stata convocata in una riunione proprio di fronte a tutte le sue colleghe, per decidere come affrontare la situazione. Nel corso dell’udienza alcune educatrici hanno raccontato che in quel frangente "lei piangeva, era disperata. La direttrice le disse che doveva scegliere se prendersi un periodo di pausa o se dimettersi, ma non le impose nulla". Le colleghe della maestra hanno affermato che alla fine di quella riunione era stata lei stessa a "scegliere" di dimettersi, dicendo che "non sarebbe più riuscita a guardare in faccia i genitori" dei bambini.

Il pm Chiara Canepa e gli avvocati che difendono la maestra – Domenico Fragapane e Dario Cutaia – hanno smentito questa ricostruzione descrivendo un clima diverso e volto ad allontanare la ragazza: la preside avrebbe suggerito alle colleghe di affidarle i bambini più problematici da gestire, così da indurla ad andarsene o almeno a "fare qualcosa di sbagliato".

Tutto era cominciato con quella clip, che è costata alla maestra il posto di lavoro. Un video pubblicato dall’ex in una chat tra amici e che da lì è diventata di dominio pubblico. Quando le immagini sono arrivate sullo smartphone di una moglie e mamma di una bambina che frequenta la stessa scuola dell’insegnante, la giovane maestra, oltre a dover sopportare la vergogna per aver visto violentata la propria privacy, ha dovuto fronteggiare anche il dissenso di quelle madri che l’hanno ritenuta una depravata. Non degna d’insegnare a scuola e stare a contatto con i bimbi. Ma lei non si è persa d’animo e ha denunciato tutto, anche se questo le è costato il rapporto col fratello. E il suo ex, si è mai scusato? "Con lui abbiamo interrotto tutto – ha detto la ragazza – ci siamo visti solo in udienze". Quando lui diffuse i video, ci fu "un incontro, gli ho chiesto il perché del gesto, ma non mi ha mai dato spiegazioni. Mi ha sempre detto ‘non lo so’, non si è mai scusato".

red. int.