di Saverio Migliari "È una vergogna per la nostra famiglia". Un’onta per chi è abituato a usare le donne come merce di scambio per conservare le ricchezze del proprio clan. Sono queste le disarmanti parole che la madre di Saman Abbas, diciottenne pachistana scomparsa il 30 aprile a Novellara (Reggio Emilia) e per cui si ipotizza l’omicidio e l’occultamento di cadavere, ha pronunciato nell’ottobre del 2020. A riportarle è una persona che prese parte all’incontro in cui i servizi sociali comunicarono alla famiglia che Saman sarebbe stata inserita in una casa protetta, lontana da chi voleva portarla in Pakistan con...

di Saverio Migliari

"È una vergogna per la nostra famiglia". Un’onta per chi è abituato a usare le donne come merce di scambio per conservare le ricchezze del proprio clan. Sono queste le disarmanti parole che la madre di Saman Abbas, diciottenne pachistana scomparsa il 30 aprile a Novellara (Reggio Emilia) e per cui si ipotizza l’omicidio e l’occultamento di cadavere, ha pronunciato nell’ottobre del 2020. A riportarle è una persona che prese parte all’incontro in cui i servizi sociali comunicarono alla famiglia che Saman sarebbe stata inserita in una casa protetta, lontana da chi voleva portarla in Pakistan con la forza.

La prima reazione è stata quella della madre Nazia Shaheen, anche lei indagata (nella foto in alto, con il marito all’aeroporto di Malpensa il giorno in cui hanno lasciato l’Italia nel video mostrato ieri sera dal Tg1): "Come facciamo a spiegarlo in Pakistan? È un disonore, una vergogna per la nostra famiglia". Per poi scoppiare in lacrime, non tanto per quella figlia che sarebbe uscita di casa per chissà quanto, ma per il tradimento della promessa. Il padre Shabbar Abbas nel frattempo borbottava, racconta sempre la testimone dell’incontro, finendo per chiosare con un acido commento: "Mia figlia tanto fa sempre il contrario di quello che diciamo...". Ed è proprio così, a vedere le foto che Saman si scattava una volta liberatasi dal giogo famigliare: solare, sorridente, truccata, senza velo e vestita sgargiante come una qualsiasi adolescente. Un’immagine molto diversa da quella voluta dai genitori e affissa sul suo documento d’identità: un niqab nero a coprirle i capelli e il collo, gli occhiali da vista e nessun accenno di trucco.

Nel frattempo a Novellara continuano le disperate ricerche del corpo della diciottenne, anche sotto un sole cocente e un’afa asfissiante. Condizioni climatiche talmente dure che ieri uno dei carabinieri impegnati nelle ricerche si è sentito male, soffocato dal clima che si è creato sotto le serre dell’azienda agricola Bartoli di Novellara.

Oggi riprenderanno invece le ricerche più approfondite tramite gli strumenti high-tech. Torneranno in azione l’elettromagnetometro, una specie di metal-detector che però percepisce gli smottamenti di terreno, e un super-drone della società di Parma Difly, in grado di individuare elementi metallici come orecchini o ciondoli anche a 7 metri di profondità. La sofisticata attrezzatura, pilotata dall’ingegnere Marco Pesci, è in grado di individuare i cosiddetti "segni di sterro": perfino dislivelli di un millimetro nel terreno o minime differenze tra i fili d’erba di un campo possono essere individuati dalle apparecchiature elettroniche.

Nel frattempo durante questa settimana sarà fissato l’incidente probatorio per il fratello sedicenne di Saman Abbas, che ora si trova in una casa protetta. Il ragazzo ha fornito alcune dichiarazioni spontanee agli inquirenti. Ma per poter acquisire lo status di ‘prova’, queste dichiarazioni devono essere rese in tribunale davanti al giudice e in presenza delle difese, in una sorta di anticipazione del processo che avverrà una volta concluse le indagini.