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22 apr 2022

Macron l’antipatico è l’argine ai populisti

22 apr 2022
riccardo
Cronaca

Riccardo

Brizzi

Da quando è stato istituito, nel lontano 1974, il dibattito televisivo tra i candidati alla vigilia del ballottaggio è l’appuntamento più atteso di ogni campagna presidenziale francese (eccezion fatta per il 2002, quando Chirac rifiutò di incontrare Jean-Marie Le Pen). Raramente è stato un momento decisivo per determinare l’esito del voto, se si esclude la prima edizione, quando Giscard dominò Mitterrand e conquistò, secondo alcuni esperti di comunicazione, il vantaggio decisivo che gli consentì l’ingresso all’Eliseo per un pugno di voti (50,8% vs 49.2%). Eppure, i 15,6 milioni di telespettatori che ieri hanno assistito alla riedizione del confronto di 5 anni fa tra Macron e Le Pen testimoniano l’interesse mai sopito per questo rituale repubblicano in favore di telecamera. A essere attesa era soprattutto la candidata dal Rassemblement national, che doveva al contempo recuperare consensi, far dimenticare la mediocre prestazione nel dibattito del 2017 e dimostrare di avere una statura presidenziale.

Nessuno dei tre obiettivi è stato raggiunto. Le Pen è apparsa piuttosto passiva, a tratti imbarazzata (in particolare sui rapporti con la Russia), si è lasciata dominare dal presidente uscente e rinchiudere in dibattiti tecnici su economia, fisco ed energia nei quali è apparsa evidentemente a disagio. Persino sul potere d’acquisto, suo cavallo di battaglia in tutta la campagna, ha scontato un’evidente incompetenza rispetto al rivale. Macron – vincitore del dibattito (significativo che tra gli elettori di Mélenchon il 61% lo abbia ritenuto più convincente) – è stato tuttavia criticato per l’arroganza e il senso di superiorità ostentati.

Al di là di una certa supponenza caratteriale, invisa alla maggioranza dei francesi, si tratta di un aspetto connaturato a un sistema istituzionale in cui il capo dello stato è un vero e proprio monarca repubblicano e in cui i tentativi di umanizzare il ruolo, per presentarsi come un "presidente normale" – vedi Hollande – si sono dimostrati fallimentari. Una verticalità del potere rivendicata da Macron sia in patria – come argine ai populismi – sia a livello comunitario, dove il combinato disposto tra l’uscita di scena della Merkel, la presidenza francese dell’Ue e il ruolo di interlocutore nei confronti di Putin svolto nella crisi ucraina lo hanno accreditato come principale leader europeo.

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