Sarà a Roma giovedì e venerdì, proprio mentre si riunirà un Cda straordinario di Tim che promette di essere cruciale: Emmanuel Macron (foto), che aveva pianificato il viaggio come una celebrazione di amicizia con l’Italia da sancire con la firma del Trattato del Quirinale, si ritrova alle prese con la grana dell’Opa americana e lo scetticismo di Vivendi. La missione del capo dell’Eliseo si è così complicata con un dossier che si presenta ostico su diversi fronti. C’è in prima battuta l’aspetto finanziario, con Macron portato a difendere l’interesse di un’azienda francese di primo piano.

E proprio il Trattato dovrebbe rendere più scorrevoli i rapporti economici tra i due stati "Sarà utile – spiega una fonte che ha seguito i negoziati – perché evita i malintesi sui dossier di primo piano".

Oggi tra Francia e Italia non c’è questo meccanismo, si interviene a valle in maniera pubblica, mediatica, anche sotto la spinta di interventi strumentali. Il Trattato prevede invece incontri regolari. Ma c’è un altro aspetto che complica l’azione di Macron: se Vivendi non ha un buon feeling con il management della Tim ancora peggiore è quello fra il presidente in carica e il patron del gruppo di casa, Vincent Bolloré.