Pamela Mastropietro

Macerata, 12 febbraio 2018 - "Chiediamo sia fatta giustizia, ma giustizia vera. Ci costituiremo parte civile e vorremmo che sulla base del principio di coerenza, alle belle parole e alle dimostrazioni di vicinanza che abbiamo ricevuto e apprezzato seguano i fatti: si costituiscano come parti civili anche la comunità nigeriana e il Comune di Macerata". Marco Valerio Verni è lo zio di Pamela Mastropietro, il fratello della madre Alessandra, e il legale della famiglia.

Avvocato, dopo Innocent Oseghale altri due nigeriani sono stati fermati con l’accusa di omicidio volontario, vilipendio e occultamento di cadavere: le indagini sono a una svolta.

"Dobbiamo avere cautela, ma spero che le indagini facciano anche luce su alcuni particolari inquietanti: perché Pamela è stata ridotta in quel modo? E perché i trolley sono stati lasciati vicini alla strada? Doveva passare qualcun altro, era un messaggio? Mi auguro che le indagini lo chiariscano".

Vi siete fatti un’idea di cosa possa essere accaduto a Pamela?

"No, ma possiamo escludere con certezza che sia stata Pamela a procurarsi un’overdose, se overdose c’è stata. Pamela odiava gli aghi e quei buchi sul polso che sembra le abbiano trovato non ci convincono. Di sicuro non è stata lei a farsi l’iniezione, ma le è stata fatta da qualcun altro: per stordirla, iniettarle un anestetico, perché si voleva abusare di lei? Mia nipote è stata fatta passare come una drogata all’ultimo stadio, ma non era così. Le va resa giustizia, perché non si può infangare la memoria di una ragazza che non può più difendersi, né distruggere una famiglia. Mia sorella ha ricevuto foto offensive da sconosciuti con siringhe e altre cose del genere, ed è una madre distrutta dal dolore".

Sembra che all’orrore non ci sia mai fine, come state vivendo questo momento?

"Siamo devastati dal dolore, ma vogliamo la verità fino in fondo, perché riteniamo che la nostra sia la battaglia di tutto il mondo civile contro le barbarie, e non ne faccio una questione di colore e razza. Nel mondo civile comprendo tutte le persone che condannano un crimine orrendo. Poi ci sono tanti interrogativi: si poteva evitare questa morte? Vorrei tanto che le indagini si allargassero alle fasi precedenti: la comunità ha fatto tutto il possibile per trattenere Pamela? È vero che era maggiorenne, ma aveva un amministratore di sostegno, l’unico autorizzato ad acconsentire alla sua dimissione da una qualsiasi struttura di cura. Non vogliamo addossare responsabilità a nessuno, ma saremmo più sollevati nel sapere che la comunità ha fatto tutto il possibile".

Che cosa pensate della manifestazione contro il razzismo di Macerata?

"Significa strumentalizzare quanto è accaduto, non vedo il nesso tra il massacro di Pamela e una manifestazione antirazzista, che non c’entra nulla. Che questo delitto possa essere stato compiuto da nigeriani è nei fatti, mentre come famiglia non abbiamo esitato a prendere le distanze dal gesto sconsiderato di Luca Traini. Doveva finire lì".

La tragedia di sua nipote è diventata materia da campagna elettorale.

"Anche qui non ci deve essere ipocrisia. Quello che è accaduto a Pamela documenta due cose: il fatto tragico in sé e poi il fallimento dello Stato. Il primo dei nigeriani indagati ha il permesso di soggiorno scaduto, è irregolare. Integrazione e accoglienza sono due cose bellissime, ma ci deve essere rispetto reciproco e voglia reciproca di integrarsi e vivere insieme".